martedì 22 luglio 2014

Una malattia spirituale: la filaftia (sintomi e cura)

Una malattia spirituale: la filaftia (sintomi e cura)




Cosa è la filaftia?

La filaftia o filautia (dal greco: amore per se stessi), è considerata da molti Padri l'origine di tutti i mali dell'anima, la madre delle passioni e in primo luogo delle passioni generiche dalle quali derivano tutte le altre: gastrimargia (ricerca del piacere di mangiare), filargiria (l'amore per il denaro), cenodossia (vanagloria), lussuria. 

La filaftia sana

Secondo san Massimo il Confessore, vi è una forma di filaftia virtuosa, che appartiene alla natura dell'uomo, raccomandata da Cristo nell'ambito del primo comandamento: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Mt 19, 19; 22,39; Lc 10, 27); consiste nel'amare se stessi come creature ad immagine di Dio e quindi, ad amarsi in Dio e ad amare Dio in sé.

La filaftia passione

La filaftia-passione è una perversione di questa filaftia virtuosa e consiste, al contrario, nell'amore proprio nel senso primo e non edulcorato di questo termine, cioé nell'amore egoista di sé, nell'amore dell'io decaduto, allontanato da Dio e volto verso il mondo sensibile, che conduce, perciò, a una vita carnale e non spirituale.

Per quest'ultimo motivo, la filaftia è generalmente definita come un amore o una passione per il corpo e per le sue inclinazioni passionali (San Massimo il Confessore e san Giovanni Damasceno).

Qui per corpo s'intende non tanto lo stesso composto somatico, così com'è stato creato da Dio all'origine, sottomesso all'anima e spiritualizzato, i cui organi erano orientati verso Dio, quanto piuttosto all'io decaduto al quale l'anima si subordina; attraverso i suoi sensi e le sue membra, il corpo diviene l'organo primario della conoscenza e del godimento del mondo considerato da un punto di vista esclusivamente sensibile, cioè indipendentemente da Dio.

All'origine: corpo----> sottomesso all'anima e spiritualizzato, orientato verso Dio
Dopo la caduta: anima----> sottomessa al corpo, orientata verso la creazione: ad adorare se stessi e quindi la creazione. 

Le cause, da dove nasce e come si sviluppa questa passione?

San Massimo il Confessore individua la causa principale nell'ignoranza di Dio. Tale ignoranza conduce l'uomo alla filaftia e dalla filaftia alle passioni.

Per ignoranza di Dio s'intende la rinuncia volontaria da parte dell'uomo alla propria vocazione, al destino divino, all'unione e alla comunione d'amore con Dio per l'eternità (theosis/divinizzazione), il rifiuto della conoscenza divina.

Creandosi questo grande vuoto interiore, l'uomo lo colma con la conoscenza passionale e sensibile del mondo. Così commenta san Massimo: "abbandonato così liberamente alle sole emozioni dei sensi come le bestie sprovviste d'intelligenza, l'uomo -allontanato dalla bellezza spirituale e divina- trova, attraverso l'esperienza della parte esteriore e corporea della sua natura- una creazione che innalza al posto d Dio"

E continua: "più l'uomo andava verso le cose sensibili, attraverso i suoi soli sensi, più l'ignoranza di Dio lo opprimeva; più egli era soggiogato dall'ignoranza di Dio, più si abbandonava al godimento delle cose materiali conosciute attraverso l'esperienza; più si imbeveva di questo godimento, più eccitava la sua filaftia che ne era la conseguenza; più coltivava la filaftia, più inventava molteplici mezzi per ottenere il piacere, frutto e scopo della della filaftia". Simultaneamente alla ricerca incessante e multiforme del godimento, la filaftia spingeva l'uomo a evitare il dolore che inevitabilmente segue al piacere.

La filaftia è un odio verso se stessi

Anche se può sembrare paradossale, in realtà, la filaftia è un odio verso se stessi. San Teofilatto di Bulgaria scrive: "Filaftico è colui che ama solo se stesso, di conseguenza gli capita di non avere neanche amore per sé". Non solo il filaftico non si ama ma senza saperlo si odia. Egli è, scrive san Massimo, "amante di sé contro se stesso". 

Infatti, negando Dio attraverso l'amore esclusivo di se stesso, nega se stesso nel suo essere essenziale, rinuncia al suo destino divino e si stacca dalla fonte della sua vera vita, compiendo come abbiamo già sottolineato, un suicidio spirituale.

"E' veramente terribile" scrive san Massimo "far morire volontariamente, per amore delle cose corruttibili, la vita che abbiamo ricevuta da Dio attraverso il dono dello Spirito Santo". Così, l'uomo smette di praticare le virtù e apre la porta alle passioni, facendosi il torto più grande, poiché queste introducono in lui altrettante malattie, turbamenti, lacerazioni, sofferenze di ogni genere. 

Vivendo nella filaftia e nel suo corteo di passioni, "gli uomini" afferma san Massimo "onorano la causa stessa dell'annientamento della loro esistenza e perseguono essi stessi, senza saperlo, la causa della loro corruzione....gli uomini come fiere distruggono la loro stessa natura".

La filaftia è un odio verso il prossimo

"Oh la filaftia, universale odiatrice! Odiatrice di Dio ma anche del prossimo!" (Evagrio, san Teodoro di Edessa e san Giovanni Damasceno)

L'amore di Dio e di sé in Dio, implica per l'uomo l'amore del suo prossimo (cf 1Gv 5,1), portatore come lui dell'immagine di Dio, chiamato come lui ad essere figlio di Dio per adozione e dio per grazia. Ogni uomo è per lui un simile e un fratello nel quale ritrova Dio e si ritrova o almeno ritrova un altro membro dello stesso corpo, un'altra parte dell'unica natura umana.

Ignorando Dio per mezzo della filaftia, l'uomo non può più amare veramente il suo prossimo, perché non gli appare più ciò che fonda questo amore: egli non percepisce il legame trascendente che unisce gli uomini tra loro e con se stesso.

Non percependo più nel suo prossimo ciò che costituisce la sua realtà profonda, e cessando di essergli unito spiritualmente, il filaftico si priva di ogni autentica relazione con lui. E' allora che si instaurano tra gli uomini rapporti superficiali in cui regna la non conoscenza reciproca, perfino l'ignoranza reciproca, l'insensibilità degli uni nei confronti degli altri e l'assenza di vera comunicazione. Per il filaftico, gli altri uomini non sono il prossimo, fratelli e figli dello stesso Padre che condividono in Dio la stessa natura, ma estranei (cfr. Col 1, 21) e anche peggio: rivali e nemici.


Dal momento che il filaftico, anziché mirare al vantaggio e al bene altrui, ricerca l'affermazione di se stesso e il proprio interesse, allora, molto spesso il suo prossimo è un semplice mezzo per ottenere i piaceri che vuole raggiungere e così il prossimo viene da lui ridotto al rango di oggetto. Può anche essere per lui un concorrente, un rivale nell'affermazione di se stesso e nella ricerca del piacere; in questo caso egli dirige verso di lui tutta la sua aggressività.

Là dove vi è l'amore di Dio, "Cristo è tutto in tutti" (Col 3,11) "e non c'è più greco o giudeo, circonciso o incirconciso, barbaro o scita, schiavo o libero, né uomo né donna". Là dove regna la filaftia, al contrario, non si che vedono opposizioni, divisioni, rivalità, invidia, gelosia, discordie, inimicizie, litigi, aggressività, tutte manifestazioni che sono i frutti di questa passione, proprio come la non socievolezza, l'ingiustizia, lo sfruttamento di alcuni da parte di altri e anche gli omicidi e le guerre. 

LA CURA

Poiché tale malattia consiste nell'inversione contro natura di una tendenza naturale dell'uomo: l'amore di sé virtuoso, legato indissolubilmente all'amore di Dio e quindi all'amore del prossimo, la cura allora sarà di fare inversione di rotta ritornando alla nostra vocazione, al destino divino, all'unione e alla comunione d'amore con Dio per l'eternità che iniziano già su questa terra. Amando Dio che è Amore, ameremo in maniera corretta non solo il prossimo ma anche noi stessi.

(piccolo sunto dal libro: 

Terapia delle malattie spirituali. Un'introduzione alla tradizione ascetica della Chiesa Ortodossa

di Jean-Claude Larchet



domenica 20 luglio 2014

Omelia di San Giovanni Crisostomo nella sesta domenica di Matteo.

Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 9 di Matteo (Matteo 9,1-8), ci racconta la guarigione miracolosa del paralitico da parte del Signore Dio Gesù. Così commenta il santo padre nostro Giovanni Crisostomo: “la nostra venuta in chiesa deve imitare le api che si posano sui migliori fiori per trarre il nettare e allo stesso modo, anche per noi, il venire in chiesa non deve essere occasione di chiacchierio tra di noi ma di studio attento delle Sacre Scritture perché sempre la Divina Scrittura è salvifica e nulla c’è in essa che non costituisca utilità e giovamento per la nostra anima.

Impariamo, dunque, dalle parole del Vangelo odierno quanto male grande è il peccato, nuoce molto all’anima ma è anche la causa principale delle molte malattie corporali. La molla di scatto che fa sì che il miracolo avvenga è la fede certa nella persona del Cristo Teantropo (Dio e Uomo);  il Signore conferma che la fede è quella che toglie il peccato, dicendo al paralitico: Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati. Come vediamo, il Signore non procede subito alla guarigione dalla paralisi ma cura prima ciò che non si vede cioè l’anima, perdonando i peccati e dopo aver perdonato i peccati guarisce il corpo, insegnando così che la maggior parte delle malattie provengono dai peccati e che quindi bisogna prima guarirne la causa. La fonte, la radice e la madre di tutti i mali è il peccato. In questo modo il Signore dimostra di essere Dio e di agire con potenza. 

Dal momento che Dio è buono e vuole che tutti si salvino, molte volte permette che gli uomini cadano in malattie affinché, imprigionate da esse, con il pentimento vengano purificate dai peccati. Il Cristo dunque taglia per prima la radice della malattia corporale, cioè il peccato. Il Signore lo chiama “figlio” e questo perché dove avviene il perdono dei peccati, avviene anche la figliolanza divina. Anche noi, fratelli miei, non possiamo chiamare Dio “padre” se non quando ci purifichiamo dai peccati con la metania e la confessione. 

Un altro segno forte della sua divinità è la conoscenza dei cattivi pensieri e la conoscenza del cuore dell’uomo e questo, come la remissione dei peccati, è solo di Dio “affinché sappiate che il Figlio dell’Uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” cioè io sono il Dio Logos, Verbo che mi sono fatto uomo per la vostra salvezza e sono venuto sulla terra regalando il perdono dei peccati a quanti credono in me; per questo egli dice “sulla terra” per dimostrare che per quanto sia apparso sulla terra è per natura Dio e per imparare che i peccati si rimettono sulla terra.

Perciò, fratelli miei, per quanto siamo ancora sulla terra ci è data la possibilità di cancellare i nostri peccati, quando invece faremo l’ultimo viaggio (dopo la morte) non avremo più la possibilità di confessare i nostri peccati a Dio e di acquistare la remissione dei peccati perché allora la porta sarà chiusa definitivamente.

Anche noi dunque, fratelli miei, che siamo paralitici e abbiamo le potenze dell’anima atrofizzate abbiamo la possibilità di guarire e di stare in piedi solo se abbiamo la volontà e la buona predisposizione a questo. Perché anche ora si trova il Cristo nella sua città Cafarnao che significa in ebraico” la Casa della Consolazione”. Tale casa è la Chiesa, perché la Casa del Paraclito, del Consolatore è la Chiesa! Anche noi siamo spiritualmente paralitici atrofizzati e irremovibili verso il bene ma se la metania (conversione totale al Vangelo di Cristo, cambiamento di mente e di vita) e la confessione ci fanno risorgere e ci conducono al Signore, allora ascolteremo quella voce dolce e onnipotente che ci dirà: Figlio ti sono rimessi i tuoi peccati. 

Allora diventeremo figli di Dio quando ritorneremo a lui con sincero pentimento, conversione e confessione. Allora, guariremo e prenderemo il nostro lettuccio cioè il corpo e lo indirizzeremo per metterci al lavoro dei comandamenti di Dio.
Cari fratelli, non basta risorgere dal peccato o capire che abbiamo peccato ma bisogna prendere il letto (cioè il corpo) e far sì che questo si metta all’opera del bene e della virtù.



giovedì 17 luglio 2014

Un esempio di sano e vero dialogo: quando i Luterani scrissero al Patriarca

Riportiamo e pubblichiamo dal sito del caro confratello padre Ambrogio: http://www.ortodossiatorino.net/

I Luterani scrivono al Patriarca: come si
arrivò a un passo dall'avere una “Chiesa
ortodossa tedesca”


di Gabe Martini
da Pravoslavie.ru
29 maggio 2013

Un secolo dopo la caduta dell'Impero romano nelle mani degli Ottomani, un diacono greco di nome Demetrio venne in contatto con Filippo Melantone, uno dei più stretti collaboratori di Lutero e teologo sistematico della prima Riforma protestante (ca. 1558).

Come Lutero, Melantone credeva che la loro fede "riformata" - come una "ripulitura" dei numerosi sviluppi e presunti abusi della Chiesa latina nei secoli - sarebbe stata praticamente la stessa fede dei "greci" in Oriente. A tal fine, i maggiori teologi "luterani" del tempo fecero tradurre la loro Confessione di Augusta in greco, e la inviarono con il loro nuovo amico Demetrio al Patriarcato di Costantinopoli (ca. 1559). Melantone morì l'anno successivo, e così i suoi successori nel movimento della riforma furono in grado di continuare nello sforzo.

Quando il patriarca (Ioasaf II) ricevette la lettera, le dottrine in essa contenute furono viste come "imbarazzanti" ed "eretiche" per gli standard ortodossi (Ernst Benz, Wittenberg und Byzanz, pp 73ss), e quindi non fu data alcuna risposta. Si credeva in questo momento della storia che era meglio essere "amichevoli" e non dare alcuna risposta (facendo finta che la lettera non fosse mai stata ricevuta) piuttosto che rispondere con una condanna e senza dubbio rovinare ogni potenziale amicizia con i tedeschi. Demetrio stesso, non avendo risposta da riportare ai luterani, si recò in Transilvania dove alla fine morì. Il primo sforzo di contatto cordiale e di comunione ecclesiastica tra luterani e ortodossi giunse a una brusca fine.

Nel 1570 arrivò a Costantinopoli un ambasciatore tedesco di nome David von Ungnad, accompagnato da un teologo luterano di nome Stephen Gerlach, e strinse amicizia con il segretario capo del nuovo patriarca, Geremia II. Per inciso, Geremia II è considerato uno dei più grandi patriarchi e teologi del patriarcato durante la cattività ottomana, e così i luterani furono piuttosto fortunati ad aver preso contatto con lui. Un tedesco che sapeva il greco, Martin Kraus (alias Crusius) di Tubinga, fu nominato da Gerlach per portare avanti un "dialogo" teologico con Geremia II.

Fu preparata una nuova traduzione greca della Confessione di Augusta e fu inviata al Patriarca. Una copia fu inviata anche al capo della Chiesa ortodossa georgiana, ma non è chiaro se sia mai stata ricevuta (nessuna risposta fu mai fornita). Insieme con la confessione, i luterani includevano una dichiarazione personale di Geremia II. Erano sicuri che le loro credenze erano praticamente un sinonimo di quelle dei greci:

«... A causa della distanza tra i loro paesi c'era qualche differenza nelle loro cerimonie, [ma] il Patriarca riconosceva che essi non avevano introdotto alcuna innovazione nelle cose principali necessarie per la salvezza; ed essi abbracciavano e conservavano, per quanto comprendevano, la fede che era stata insegnata loro dagli apostoli, dai profeti e dai santi Padri, ed che era ispirata dallo Spirito Santo, i Sette concili e le Sacre Scritture. (Stephen Runciman, La Grande Chiesa in cattività)»

La reazione immediata di Geremia II alla confessione non fu del tutto diversa da quella del suo predecessore Ioasaf II, anche se questa volta non poteva essere ignorata, con i tedeschi a Costantinopoli che attendevano con ansia. In collaborazione con il Sinodo di Costantinopoli (tutti i vescovi del patriarcato), il patriarca inviò una risposta il 15 maggio 1576, rispondendo a ognuno dei 21 articoli della confessione in grande dettaglio. Come osserva Runciman: "Geremia ha risposto a ognuno a turno, dichiarando dove era d'accordo o in disaccordo con le dottrine in essi contenute. I suoi commenti sono preziosi, in quanto costituiscono un compendio della teologia ortodossa di quel tempo" (Ibid).

Nel primo articolo, è d'accordo con i luterani sulla loro ricezione del Credo (niceno), ma osserva che la "doppia processione» dello Spirito Santo (il Filioque) è un'aggiunta inaccettabile dei latini. Egli "amplifica" l'interpretazione luterana del Credo con dodici punti relativi alla Trinità, l'Incarnazione, ecc, e inoltre aggiunge un elenco di otto "virtù cardinali", accanto ai "sette peccati capitali."

Nell'articolo sulla "giustificazione per fede", il patriarca cita a lungo san Basilio, sottolineando che "la fede senza le opere è morta", che non si deve "presumere la grazia", negando anche che alcune persone siano predestinate a un'elezione senza condizioni.

Inoltre, parla molto della comprensione luterana dei sacramenti, ma è attento a sottolineare che ci sono "almeno sette" sacramenti accanto al battesimo e alla santa Eucaristia. Geremia è in gran parte d'accordo con gli articoli ottavo e nono, che parlano della "validità dei sacramenti" somministrati da "preti malvagi" e dell'apprezzamento del battesimo dei bambini.

Nel decimo articolo si vede forse l'area più consistente di disaccordo. Geremia condanna la tradizione "latina" di usare pane azzimo per l'Eucaristia, contesta la rimozione luterana dell'epiclesi o della "chiamata" dello Spirito Santo nella Liturgia, e ha sottolineato il "cambiamento" del pane e del vino nello stesso corpo e sangue di Cristo (seguendo le Scritture e le parole di Gesù), ma non secondo la "materia", come sostenevano i latini (respingendo cioè la transustanziazione).

Il Patriarca era in accordo generale con gli articoli da undici a quattordici, facendo ovunque dichiarazioni di blanda correzione e di ammonizione (obiettando, per esempio, a una visione della confessione come strumento "giudiziario", ma vedendola piuttosto come mezzo di "guarigione" spirituale).

Nell'articolo quindici si trova un'altra area di netta differenza. L'ambivalenza luterana verso la celebrazione di varie feste e commemorazioni è offensiva per il patriarca, che cita a lungo padri e scritture, dimostrando che queste feste non solo sono necessarie, ma anche di grande valore spirituale, chiamandole "memoriali duraturi della vita di Cristo sulla terra e della testimonianza dei santi "(ibid).

Gli articoli sedici e diciassette attirano poca polemica, ma il patriarca rileva nell'articolo diciotto (sul "libero arbitrio"), che la comprensione luterana è errata, e che – seguendo Giovanni Crisostomo, accompagnato da una serie di sue parole – solo coloro che sono disposti a "essere salvati" possono esserlo. La salvezza non è un evento "una tantum" nel tempo, ma è un rapporto continuo con Gesù Cristo che dura per sempre.

Geremia concorda con la confessione nell'articolo diciannove che Dio non è la causa del male nel mondo, ma sull'articolo venti (che tratta di nuovo de "la fede e le opere"), Runciman nota:

«Il Patriarca è d'accordo sulla duplice esigenza di fede e di opere; ma perché, si chiede, se i luterani apprezzano veramente le buone opere, censurano feste e digiuni, confraternite e monasteri? Non si tratta di buone azioni fatte in onore di Dio e nell'obbedienza ai suoi comandi? Un digiuno non è un atto di auto-disciplina? Una fraternità monastica non è un'espressione di comunione? Soprattutto, l'assunzione dei voti monastici non è un tentativo di mettere in pratica la richiesta fatta da Cristo, di liberarci dei nostri coinvolgimenti mondani?»

L'ultimo articolo, sull'invocazione dei santi, è condannato da Geremia, che nota dalla Scrittura la convenienza di questa invocazione.

La sua risposta ai luterani è conclusa da una sintesi dei cinque principali "punti": l'uso del pane lievitato nell'Eucaristia, la validità del clero sia sposato sia celibe, l'importanza della Liturgia, la necessità del sacramento della penitenza/confessione per la salvezza, e una difesa dell'istituzione dei monasteri e dell'ideale ascetico. Egli comprendeva anche alcune parole di incoraggiamento paterno:

«E così, eruditi tedeschi, beneamati figli in Cristo della nostra mediocrità, poiché desiderate con saggezza, con grande consiglio e con tutta la mente unirvi a noi in quella che è la santissima Chiesa di Cristo, noi, parlando come i genitori che amano i loro figli, con gioia riceviamo la vostra carità e umanità in seno alla nostra mediocrità, se siete disposti a seguire con noi le tradizioni apostoliche e sinodali e di sottoporvi a loro. Poi, finalmente una casa comune con noi sarà costruita in modo vero e sincero... e così di due Chiese la benevolenza di Dio ne farà per così dire una, e vivremo insieme fino a quando saremo trasferiti alla patria celeste».

La sua risposta raggiunse i teologi della Germania nel 1576, e questi lavorarono diligentemente per rispondere alle obiezioni del patriarca, facendo diversi chiarimenti sui loro punti di vista (soprattutto per quanto riguarda la "giustificazione per fede"), mentre rimanevano fermi sulle proprie convinzioni per quanto riguarda l'esistenza di solo due sacramenti e la scorrettezza di pregare i santi defunti. La loro risposta raggiunse Geremia nel 1578, e la presenza di Gerlach a Costantinopoli gli rese necessario inviare un'altra risposta (data nel maggio del 1579).

In questo seguito del dialogo, Geremia fu meno cordiale di prima, mettendo in chiaro che a meno che i luterani non si fossero staccati dalle loro innovazioni e non avessero accettato pienamente la fede ortodossa-cattolica, non avrebbero potuto continuare nel dialogo o sperare in relazioni ecclesiastiche. Un consiglio di studiosi luterani preparò una risposta a Geremia nell'estate del 1580.

Dopo che Geremia ritornò in carica (per il secondo mandato), alla fine inviò ancora un'altra lettera a Tubinga nel 1581. Risoluto, ripose semplicemente: "Andate per la vostra strada, e non ci inviate ulteriori lettere sulla dottrina, ma solo lettere scritte per amicizia".

I luterani ostinatamente inviarono ulteriori chiarimenti e argomenti al patriarca, ma questi non rispose più. Il dialogo era giunto al termine.


mercoledì 16 luglio 2014

Piccolo catechismo ortodosso: la Santissima Trinità

Con gli articoli 1, 2 e 8 del Credo Niceno-Costantinopolitano:

Articolo 1:Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Articolo 2: Ed in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.

Articolo 8: Credo nello Spirito Santo, che e’ Signore e da’ la vita, e procede dal Padre e con il Padre e il Figlio e’ adorato e glorificato: e ha parlato per bocca dei profeti.


i Cristiani Ortodossi confessano e credono che:

  1. Dio è uno secondo natura (Φύση) o essenza (ουσία)  e trino secondo le persone (πρόσωπα)  o ipostasi (υποστάσεις).  Dio è uno e trino.
Approfondiamo:

Noi Cristiani Ortodossi, -così come i Profeti hanno annunciato, gli Apostoli udito e visto, e i Santi Padri ricevuto, custodito e tramandato- confessiamo che il vero Dio è uno nell'essenza ma esiste in tre persone o ipostasi: il Padre, il Figlio e il Santo Spirito pari nell'onore, senza principio, della stessa sostanza.

Va sottolineato che ciascuna delle persone della Trinità è perfettamente e pienamente Dio; in ogni persona risiede interamente l'essenza divina, una e indivisibile. Le tre persone sono unite nell'unica divina essenza (omousion/della stessa sostanza). Come ha scritto Sant'Atanasio di Alessandria noi crediamo in "Μία Θεότητα ἐν Τριάδι" (Una Divinità nella Trinità). Secondo i Padri, il mistero della Trinità, è il Mistero dei misteri. E' molto difficile anzi impossibile comprendere come l'unico Dio esista in 3 persone senza che esistano 3 dei.

Cerchiamo di "comprenderlo" attraverso gli insegnamenti della Chiesa:


Le 3 persone dell'unica divinità sono unite indivisibilmente secondo l'unica essenza o natura ma si distinguono tra di loro (secondo le persone o ipostasi) per il fatto che:

  • Il Padre è ingenerato e fa nascere eternamente il Figlio per generazione e lo Spirito per processione. Questa i Padri (in particolare i Padri Cappadoci) la chiamano "la monarchia del Padre". Tuttavia, essa non va intesa come dominio dell'Ipostasi del Padre sulle altre, dal momento che tutte 3 le Ipostasi sono pari nell'onore. La "monarchia del Padre" è il principio dottrinale dei Santi Padri, al quale hanno essi sempre fatto riferimento per spiegare il mistero della Trinità, presentando il Padre come causa, origine, fonte e principio della vita intra-trinitaria. Per questo motivo, l'innovazione latina del "Filioque" al Credo (non solo il Padre ma anche il Figlio come fonte della divinità e dello  Spirito Santo) è estranea alla dottrina apostolica e patristica e dello stesso Vangelo, dal momento che Cristo ha detto: 

Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre (Gv 15,26)



Questo schema, riassume e illustra molto chiaramente quanto abbiamo espresso sopra.


Per aiutarci a comprendere il mistero della Trinità, san Gregorio Palamas, usa questo paragone: 

"Il bagliore del sole è generato da esso (il sole) e il raggio solare procede da esso (il sole). Arriva sino a noi, e né il bagliore né il raggio si separano dal disco solare. Dunque chiamando sole il bagliore e il raggio, non intendiamo qualche altro sole se non l'unico sole, e allo stesso modo chiamando Dio il Logos di Dio e lo Spirito Santo, non intendiamo altro Dio se non Quello che confessiamo senza principio ed eterno insieme al Logos senza principio e allo Spirito Santo".


Cosa è l'essenza (ουσία) o natura (φύση) ?

L'esistenza una e unica, immateriale, invisibile, senza principio, immutabile, indivisibile, onnipotente, perfetta. Unica vita, attività, volontà. Condivisa e conosciuta solo dai 3.


Cosa è la persona (πρόσωπα)  o ipostasi (υποστάσεις) ?

La particolarità e l'indipendenza che ha ciascuna delle persone della Trinità. Ovvero come abbiamo detto sopra: Il Padre genera il Figlio (per generazione) e lo Spirito Santo (per processione).

Cosa possiamo conoscere di Dio?

Noi Cristiani crediamo che Dio mai ci ha rivelato cosa è secondo l'essenza (condivisa e conosciuta solo dai 3). A questo si riferiva il Signore quando ha detto:

"Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato." (Gv 1. 18)

Anche i Padri ci dicono che non possiamo conoscere l'essenza divina. Scrive san Giovanni Damasceno: "che Dio esiste è chiaro, ma cosa è Dio secondo la sua essenza e natura, questo è del tutto incomprensibile e inconoscibile"

Continua san Basilio:
"Il nostro Dio lo possiamo conoscere attraverso le sue energie, al contrario non possiamo avvicinarci alla Sua essenza, poiché Dio in quanto Spirito infinito non può essere contenuto nella nostra mente circoscritta"

Cosa sono queste energie?

Ce lo spiega molto bene l'igumeno Giorgio del monastero di Grigoriou del Monte Athos (+ 08/06/2014):

"Secondo l'insegnamento della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa, Dio non è solo essenza -come l'Occidente pensa- ma anche energia. Se Dio fosse solo essenza, noi non potremmo unirci a Lui, non potremmo entrare in comunione con Lui, dal momento che l'essenza di Dio è imponente e inaccessibile per l'uomo, come sta scritto: Nessun uomo che vedrà il Mio volto vivrà (Esodo 33: 20).

Proviamo a spiegare meglio questo concetto, prendendo un esempio dal quotidiano. Se noi afferriamo un filo elettrico nudo, moriamo. Ma se noi colleghiamo una lampadina allo stesso filo, siamo illuminati. Noi vediamo, godiamo, siamo sorretti dall'energia della corrente elettrica ma non siamo capaci di afferrare la sua essenza. Possiamo dire che qualcosa di simile avviene con le energie increate di Dio.

Come scrivono san Massimo il Confessore, san Dionigi l'Areopagita e  altri Padri Dio è infiammato di eros divino per le Sue creature. A causa di questo infinito ed estatico amore, Egli esce fuori da se stesso e cerca di unirsi con loro. Questo è espresso e realizzato come  Sue energia, o meglio Sue energie. Tramite esse, Dio ha creato il mondo e continua a preservarlo, illumina l'uomo, lo santifica e lo deifica (il fine dell'uomo è la divinizzazione, il divenire "dio per grazia"). Tramite le divine energie (che sono sempre Dio, senza essere la sua essenza) Dio entra nella natura, nel mondo, nella storia e nella vita umana.

L'Occidente Cristiano non accetta questo poiché non discerne tra essenza ed energie divine; Esso sostiene che Dio è solo essenza e  che l'energie non sono divine e increate ma create. Per questo motivo, non può parlare della divinizzazione dell'uomo: perché, come può qualcosa di creato deificare l'uomo? come può qualcosa fuori di Dio, deificare l'uomo? Dal momento che non possono parlare di divinizzazione, l'unico fine della vita resta quello di diventare moralmente migliori, di compiere buone azioni, di essere migliori di prima. Ma la perfezione morale non è abbastanza per l'uomo...il fine della nostra vita è la nostra finale unione con Dio stesso. Questo è il fine della creazione dell'universo. Questo è quello che desideriamo. Questa è la nostra gioia, la nostra felicità, la nostra realizzazione".

La Trinità nella patristica greca e latina

 immagine tratta dall'articolo: http://traditioliturgica.blogspot.it/2014/05/il-dio-trinita.html


L'altra Trinità

Immagine tratta da: http://traditioliturgica.blogspot.it/2014/05/il-dio-trinita.html

Testimonianze della Trinità nella Sacra Scrittura:

Leggendo la Sacra Scrittura, ci rendiamo conto che nelle azioni dell'unico Dio verso il mondo (nella Divina Rivelazione) partecipano tutte e tre le persone con assoluta concordanza nella unica divina volontà e divino agire.

"Il Padre attraverso il Figlio e con lo Spirito Santo fa ogni cosa" (Sant'Atanasio)

Antico Testamento:
  • E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza" (Gen 1, 26).
  • Il Signore Dio disse: "Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi".
  • Scendiamo dunque e confondiamo le loro lingue (Genesi 11,7)
  • Nei tre angeli che fecero visita ad Abramo, i Padri riconoscono la Santa Trinità (Gen 18, 1-10). Per questo nella Chiesa Ortodossa, l'icona ufficiale e riconosciuta della Santa Trinità è quella appunto dell'ospitalità di Abramo.
Nuovo Testamento

  • Annunciazione: "Lo Spirito verrà su di te e la Potenza dell'Altissimo ti adombrerà e il bambino che da te nascerà sarà chiamato Figlio di Dio". (Lc 1, 35)
  • Nel Battesimo del Signore abbiamo un'altra manifestazione della Trinità: la voce del Padre che dà testimonianza al Figlio e lo Spirito Santo presente sotto forma di colomba come anche nella Trasfigurazione: il Padre dà testimonianza al Figlio e lo Spirito Santo è presente sotto forma di nube.
  • Ascensione: "E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Matteo  28, 18-19).

Con queste e altre testimonianze l'unico Dio si è rivelato come Trino, a Lui l'onore, la gloria, la potenza e l'adorazione ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin!


sabato 12 luglio 2014

Non giustifichiamo le nostre passioni (di padre Paisios)



"Ogni uomo possiede debolezze ereditarie sia buone che cattive. Deve lottare per liberarsi dai propri difetti e per coltivare le cose buone che possiede al fine di diventare una vera e bella icona di Dio.  Le cattive debolezze ereditarie non costituiscono un ostacolo per la crescita spirituale. Perché, quando uno lotta, anche solo un po' ma tuttavia con sincerità e amore puro e disinteressato, allora egli si muove nel campo spirituale, al miracoloso e tutte le debolezze ereditarie più difficili e cattive le dissolve la Grazia di Dio.

Dio si commuove molto e aiuta molto l'anima che ha cattive debolezze ereditarie ma che lotta nel volo celeste e con l'ala atrofizzata, con sincerità, amore puro e disinteressato per sconfiggere la cattiva eredità. Conosco molte persone che con il loro piccolo tentativo e con il grande aiuto di Dio si sono liberate da queste (le passioni). Perché quello che commuove Dio è il lavoro che facciamo sul nostro uomo vecchio.

-Geronda, quando cado di continuo in qualche passione, dico: "Così sono nata, tale sono".

Ci mancava pure questo, che ci dicessi che i tuoi genitori ti hanno donato tutti i difetti che hai. Ti sono stati dati i difetti di tutte le tue generazioni e tutti i carismi gli hanno dati solo agli altri?! Forse te la prendi pure con Dio? Chiunque dice:  "Io possiedo questo carattere, così sono nato, ho queste cattive debolezze ereditarie, con queste sono cresciuto, dunque non posso cambiare"...è come se dicesse:"Ci colpano non solo i miei genitori ma anche Dio!".

Quando ascolto tali ragionamenti, sapete quando mi turbo? Se la prendono con i loro genitori e con Dio. Quando qualcuno pensa in questo modo, la Grazia di Dio cessa di agire.

Chi pensa così, vuole autogiustificarsi e non vuole fare nemmeno il minimo tentativo per cambiare. Per tagliare una passione, bisogna non giustificarla; occorre invece umiliarsi.
Senza lotta non vi è crescita, avanzamento spirituale.

Non avete mai letto nei libri dei Padri quanti difetti possedevano alcuni di essi e a quali altezze spirituali sono giunti?! Addirittura, hanno sorpassato coloro che avevano molte virtù. Pensate all'abbà Mosè l'Etiope, un tempo grandissimo delinquente, a quali livelli spirituali è giunto! Cosa compie la Grazia di Dio!

"La lotta contro le passioni è un continuo dolce martirio per osservare i comandamenti, per l'amore di Cristo".
(P. PAISIOS)

martedì 1 luglio 2014

PROGRAMMI PASTORALI LUGLIO/AGOSTO (Brindisi & Lecce)

Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta
PARROCCHIA CRISTIANO-ORTODOSSA DI SAN NICOLA DI MYRA

BRINDISI

PROGRAMMA PASTORALE LUGLIO E AGOSTO 2014
·         01/07: ore 07.30 Mattutino e Benedizione dell’acqua per l’inizio del mese/Aghiasma cea Mică/Μικρός Αγιασμός. ΚΑΛΟ ΜΗΝΑ!

·         06/07 1^ Domenica del mese
   Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia;

·        12/07 ore 18.30 Εσπερινός /Vespro/Vecernia;

·        19/07 ore 18.30 Εσπερινός /Vespro/Vecernia;
·         20/07 3^ Domenica del mese
          Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia;

·         26/07 ore 18.30 Εσπερινός /Vespro/Vecernia;
+++
Dall’1 al 14 Agosto, entriamo nel digiuno in preparazione alla festa della Koimisis della Madre di Dio, accompagnato dalla preghiera ogni sera della Paraklisis alle ore 18.30. Si può mangiare pesce il giorno della Trasfigurazione (il 6). Tutti i giorni senza olio e vino, tranne il sabato e la domenica. Il digiuno deve essere anche interiore dal peccato e dalle passioni e deve essere concordato con il proprio padre spirituale.

·        02/08 ore 18.30 Εσπερινός /Vespro/Vecernia;
·        03/08: 1^ Domenica del mese
Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia e benedizione dell’acqua per l’inizio del mese/Aghiasma cea Mică/Μικρός Αγιασμός. ΚΑΛΟ ΜΗΝΑ!

·         05/08: ore 18.30 Μεγα Εσπερινóς/Grande Vespro/Vecernia Mare;
·         06/08 Η Μεταμόρφωση του Κυρίου/ La trasfigurazione/ Schimbarea la față
         Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia e benedizione dell’uva.

·        09/08 ore 18.30 Εσπερινός /Vespro/Vecernia;

·        14/08 ore 18.30 Μεγα Εσπερινóς/Grande Vespro/Vecernia Mare;
·         15/08 H Κοίμηση της Θεοτόκου/Dormizione della Madre di Dio/ Adormirea Maicii Domnului
Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia.

15 Agosto: Castello di Acaya (Vernole, Lecce)

Ogni anno, i Cristiani Ortodossi del Salento e tutti gli uomini di buona volontà si ritrovano ad onorare e a pregare la Santissima Madre di Dio nel cortile del castello di Acaya, dinanzi all'antico affresco bizantino che rappresenta il suo transito al cielo
Pregheremo la Paraklisi/Paraclisul Maicii Domnului.

L'appuntamento è per le 19.30. Tutti sono invitati!

N.B. LA PROSSIMA DIVINA LITURGIA SARA’ LA PRIMA DOMENICA DI SETTEMBRE

·         07/09 1^ Domenica del mese Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia.


Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli
Sacra Arcidiocesi d’Italia e Malta
PARROCCHIA CRISTIANO-ORTODOSSA DI SAN NICOLA DI MIRA
LECCE


PROGRAMMA PASTORALE LUGLIO/AGOSTO 2014


·        13/07: ore 10.00 Divina Liturgia;
·        27/07: ore 10.00 Divina Liturgia;

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·        Dall’1 al 14 Agosto, entriamo nel digiuno (post)  in preparazione alla festa della Koimisis della Madre di Dio (Adormirea Maicii Domnului). Si può mangiare pesce il giorno della Trasfigurazione (il 6). Tutti giorni senza olio e vino, tranne il sabato e la domenica. Il digiuno deve essere anche interiore dal peccato e dalle passioni e deve essere concordato con il proprio padre spirituale.

·        10/08: ore 10.00 Divina Liturgia;


15 Agosto: Castello di Acaya (Vernole, Lecce)
Ogni anno, i Cristiani Ortodossi del Salento e tutti gli uomini di buona volontà si ritrovano ad onorare e a pregare la Santissima Madre di Dio nel cortile del castello di Acaya, dinanzi all'antico affresco bizantino che rappresenta il suo transito al cielo
Pregheremo la Paraklisi/Paraclisul Maicii Domnului.

L'appuntamento è per le 19.30. Tutti sono invitati!

N.B. LA PROSSIMA DIVINA LITURGIA SARA’ LA SECONDA DOMENICA DI SETTEMBRE
·        14/09: Η Ύψωσις του Τιμίου Σταυρού/Inaltarea Sf. Cruci/ Esaltazione della S. Croce (digiuno con olio e vino)
     ore 10.00 Divina Liturgia.