giovedì 18 aprile 2013

Il valore spirituale del digiuno nella Chiesa Ortodossa

Vi sono in effetti due modi di digiunare, entrambi radicati nella Scrittura e nella Tradizione, e che corrispondono a due bisogni distinti, a due stati dell'uomo.


Il primo, lo si può chiamare digiuno totale, perché consiste in un'astinenza totale dal cibo e dalla bevanda.
Il secondo, lo si può definire digiuno ascetico, perché consiste sopratutto nell'astinenza da certi cibi e in una sostanziale riduzione del regime alimentare.

Il digiuno totale, per sua stessa natura, è di breve durata ed è abitualmente limitato a una giornata o anche ad una parte di essa. Fin dalle origini del cristianesimo, esso fu compreso come uno stato di preparazione e di attesa: lo stato di concentrazione spirituale su ciò che sta per venire. La fame fisica corrisponde qui all'attesa spirituale del compimento, all' "apertura" di tutto l'essere umano alla gioia che si avvicina. Perciò, nella tradizione liturgica della Chiesa, troviamo questo digiuno totale come preparazione ultima e conclusiva a una grande festa, a un evento spirituale decisivo. Lo troviamo, per esempio, alla vigilia di Natale e dell'Epifania; ma, soprattutto, è questo il digiuno eucaristico, modo essenziale della nostra preparazione al banchetto messianico, alla tavola di Cristo nel suo Regno.

L'eucarestia è sempre preceduta da questo digiuno totale, che può variare nella sua durata, ma che, per la Chiesa, costituisce una condizione necessaria per accedere alla santa Comunione. Molta gente fraintende questa regola:non vi vede nient'altro che una prescrizione arcaica e si domanda perché mai sia necessario avere lo stomaco vuoto per ricevere il sacramento. Ridotta a una dimensione così fisica, così grossolanamente "fisiologica", vista come pura disciplina, questa regola perde naturalmente il suo significato. Così, non c'è da meravigliarsi che il cattolicesimo romano, il quale da tempo ha sostituito la concezione spirituale del digiuno con una giuridica e disciplinare (vedi, per esempio, il potere della "dispensa" dal digiuno, come se fosse Dio e non l'uomo ad aver bisogno del digiuno!), abbia praticamente abolito, ai nostri giorni, il digiuno "eucaristico".

Nel suo vero significato, però, il digiuno totale è la principale espressione di quel ritmo di preparazione e di compimento di cui vive la Chiesa, perché essa è, a un tempo, attesa di Cristo in "questo mondo" e ingresso di questo mondo nel "mondo a venire". Possiamo aggiungere qui che nella Chiesa primitiva questo digiuno totale aveva un nome preso in prestito dal vocabolario militare: si chiamava statio e voleva dire una guarnigione in stato di allarme e di mobilitazione. La Chiesa sta in "guardia": essa attende lo Sposo, e lo attende nella vigilanza e nella gioia. Così, il digiuno totale non è soltanto un digiuno dei membri della Chiesa; è la Chiesa stessa in quanto digiuno, in quanto attesa di Cristo che viene a lei nell'eucarestia e che verrà nella gloria alla fine dei tempi.

I cristiani di occidente, cattolici e protestanti, qualora fossero posti di fronte a qualcosa "impossibile", cambierebbero piuttosto la religione stessa, l' "adatterebbero" alle nuove condizioni, rendendola così "praticabile". Proprio recentemente, per esempio, abbiamo visto la chiesa di Roma dapprima ridurre il digiuno al minimo e poi disfarsene quasi del tutto. Con giusta  e legittima indignazione, noi denunciamo un tale "adattamento" come un tradimento della tradizione cristiana e una menomazione della fede. E precisamente qui sta la verità e la gloria dell'Ortodossia: nel non "adattarsi" a un livello inferiore e nel non accettare compromessi che renderebbero "facile" il Cristianesimo. E' la gloria dell'Ortodossia, ma non certo di noi Ortodossi.

tratto da: Alexander Schmemann, QUARESIMA: IN CAMMINO VERSO LA PASQUA, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose.

mercoledì 17 aprile 2013

OTTO PER MILLE ALLA CHIESA ORTODOSSA

OTTO PER MILLE ALLA CHIESA ORTODOSSA

Da quest’anno si può destinare l’Otto per Mille alla Chiesa Ortodossa. Basta firmare nella casella della “Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale” nel proprio CUD oppure nella Dichiarazione dei redditi. Fate girare la notizia!


Prerequisiti per una vera spiritualità


Prerequisiti per una vera spiritualità
del protopresbitero Christos Aigides



«Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8:34)

La Croce di martirio, sopra la quale il Signore ha disteso le sue braccia per abbracciare tutto il genere umano, è il trampolino di lancio nel viaggio spirituale di ognuno di noi. Questa Croce è il criterio e la misura per una sana spiritualità. Infine ogni Croce diviene un'opportunità e un biglietto per il Paradiso.

Chiunque vuol venire dietro...

Un prerequisito per una vera spiritualità e quindi per il digiuno, la preghiera, e ogni sforzo in essa, è la libertà. Questo grande dono di Dio all'uomo è sfortunatamente compreso da pochi, pochi traggono vantaggio da esso e ancor meno sono coloro che lo vivono. Dovrebbe essere chiaro che una vita spirituale forzata non ha alcun senso. La spiritualità richiede libertà, gioia e coraggio, non pressione, afflizione o ansia. La libertà è un prerequisito in ogni relazione umana. Dobbiamo essere liberi in tutto e con tutti. 

Rinneghi se stesso…

Cristo ci dice chiaramente che chi vuole seguirlo, cioè chiunque vuole avere una vita spirituale, deve rinnegare se stesso. Se io voglio essere liberamente un Suo discepolo, devo essere pronto a perdere, ad essere ferito, ad essere umiliato, a non fare la mia volontà, ad essere sempre l'ultimo. Purtroppo noi facciamo l'opposto e, per questa ragione, il grande male del nostro tempo è l'egoismo. E' per questo che tanti nostri rapporti si rovinano, è per questo che ci sono così tanti divorzi, è per questo che ci arrabbiamo con i nostri bambini, è per questo che abbiamo difficoltà con i nostri genitori, è per questo che entriamo in conflitto con i nostri colleghi di lavoro.

Prenda la sua croce e mi segua…

La nostra posizione egoistica in tutte le cose indica chiaramente che noi non vogliamo avere alcuna difficoltà nella nostra vita. Ci sentiamo turbati quando siamo tentati, e se potessimo, fuggiremmo la tentazione. Proviamo dolore e turbamento quando incontriamo la benedizione della Croce, tentazione, sofferenza e difficoltà. Non utilizziamo tutti i doni di Dio. Questo non è compreso dalla semplice logica. Molte volte ciò sembra illogico e stupido. Ma proprio questo è la Croce: follia. Non è una difficoltà ma una benedizione. Non una punizione ma gioia. Inoltre, questo è il cammino stabilito da Cristo, e percorso da folle di martiri, confessori e venerabili, che ora vivono in eterno con Lui.

Tutto quello che ho espresso sopra significa seguire fedelmente il Signore. I prerequisiti sono specifici, chiari e semplici. Non ci dovrebbero essere variazioni o interrogativi. Seguire il Signore significa seguire la Chiesa. Essere obbedienti al Signore significa fare quello che la Chiesa insegna e professa. Questo perché la Chiesa è Cristo e persiste nell’eternità. Ma se la mia preghiera, il mio digiuno o in generale la mia spiritualità sono come voglio io o come io penso o anche come mi fa più comodo, allora, forse, sto seguendo la mia volontà e non Cristo.

Con la mia benedizione, la speranza e la preghiera, carissimi, che per il resto della Quaresima ma anche per tutta la nostra vita, seguiamo veramente, sostanzialmente e spiritualmente la Chiesa, sollevando la nostra Croce personale che poi è il nostro biglietto per il Paradiso.

martedì 9 aprile 2013

Programma Pastorale Aprile 2013 (Brindisi e Lecce)

Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta
Chiesa ortodossa di San Nicola di Myra
BRINDISI

Programma Pastorale Aprile 2013
· 07/04: III^ Domenica di Quaresima- Digiuno con olio e vino
(Adorazione della S.Croce/Σταυροπροσκυνήσεως/Sf.Cruci)
Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia di s. Basilio il Grande;
· 13/04:ore 18.30 Εσπερινος/Vespro/Vecernia;
· 21/04:V^Domenica di Quaresima (S.Maria Egiziaca/Cuv. Maria Egipteanca)
Ore 08.30 Ορθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia di s. Basilio il Grande;
· 26/04: ore 18.30 Εσπερινος/Vespro/Vecernia;
·  27/04:του Λαζαρου/di Lazzaro;ore 18.00 Piccola veglia con benedizione delle palme;

(INCOMINCIA LA GRANDE E SANTA SETTIMANA)

·28/04 al 30/04: Ore 19.00 Ο ΝΥΜΦΥΙΟΣ
                                                       Ufficiatura dello Sposo
                                                       Denia

Il Patriarca di Mosca Kyrill ha esortato tutti i fedeli Cristiani Ortodossi a non aver paura della lunghezza delle celebrazioni quaresimali. Se non vi partecipiamo lo spirito quaresimale non ci contagerà!

Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta
Chiesa ortodossa di San Nicola di Myra e Sant’Irene
LECCE
Programma Pastorale Aprile 2013

·       11/04: ore 17.30 Slujba;
·       14/04: IV^Domenica di Quaresima/Post
              Ore 10.00 Divina Liturgia;
·       25/04: ore 17.30 Slujba/Maslu
·       28/04:ΤΩΝ ΒΑΪΩΝ/ a Floriilor/delle Palme;
    (Digiuno con permesso di  pesce, olio e vino)
               ore 10.00 Divina Liturgia

  • 05 MAGGIO: ΤΟ ΑΓΙΟ ΠΑΣΧΑ/SF. PASTI/ SANTA PASQUA

Ore 10.00 ΕΣΠΕΡΙΝΟΣ ΤΗΣ ΑΓΑΠΗΣ ΚΑΙ ΘΕΙΑ ΚΟΙΝΩΝΙΑ/ Vecernia Invierii & Sfanta Impartasanie/ Vespro dell’amore



  • 09 MAGGIO: ΕΣΠΕΡΙΝΟΣ/ Vespro di Pasqua/ Vecernia Invierii & Sfanta Impartasanie



lunedì 8 aprile 2013

Omelia nella Domenica dell'Adorazione della Croce 2013


Omelia nella Domenica dell’Adorazione della Croce 2013


Carissimi,
la Chiesa, quale nuovo e celeste Paradiso in terra, a metà del nostro cammino quaresimale ci ristora con l’albero nuovo e vivificante della Croce.
A somiglianza di quell'albero piantato nel mezzo del giardino dove Adamo, disobbedendo al comandamento di Dio di non mangiarne il frutto, raccolse la corruzione e la morte (i Padri Santi vedono in questo divieto di mangiare dall’albero della vita tutta la spiritualità del digiuno cristiano), dal nuovo albero – cioè la vivificante Croce - piantata nel mezzo della Chiesa, mangiando il suo frutto noi non moriremo ma saremo inondati e pieni della vita immortale con Dio.


Oggi, con cuore compunto e labbra indegne, ci accostiamo ad adorare e a baciare il legno vivificante e prezioso della Santissima Croce confessando nella Fede il Signore morto e risorto nello Spirito Santo. 
Nella croce di Cristo vediamo svelato il mistero dell’amore folle di Dio verso l’umanità intera ma nello stesso tempo vediamo in essa il mistero della tragedia, del fallimento e dell’umiliazione. 
La nostra sofferenza, il dolore umano, la morte trovano senso e si trasfigurano soltanto nella Croce di Cristo che apre una finestra per far passare la luce sfolgorante della resurrezione e della vita eterna!
Cristo Signore, quale nuovo Adamo, ha umiliato se stesso, ha svuotato se stesso, eppure essendo Dio per natura si è caricato di tutta la nostra miseria umana prendendo su di sé tutti i peccati del genere umano crocifiggendoli sulla croce e dando così morte alla morte!

Ma perché festeggiamo e adoriamo la santa Croce proprio a metà della grande Quaresima?
Ecco le motivazioni che ci offre la liturgia della Chiesa:

“Poiché durante i 40 giorni di digiuno noi in qualche modo crocifiggiamo noi stessi... e diventiamo tristi, abbattuti e scoraggiati, ecco che ci viene presentata la Croce che dà vita, per ristorarci e rassicurarci, per ricordarci la passione di nostro Signore e per confortarci….Noi siamo come quelli che percorrono un sentiero lungo e aspro e sono affaticati; vedendo un bell'albero con molte foglie, si siedono alla sua ombra per un momento e poi, come ringiovaniti, continuano il loro viaggio. Così, oggi, in questo tempo difficile di digiuno e di sforzo, i Santi Padri hanno piantato la Croce in mezzo a noi per procurarci riposo e ristoro, per renderci così coraggiosi in vista del compito che resta da fare. O per dare un altro esempio: quando sta per venire un re dapprima appaiono il suo stendardo e i suoi emblemi, poi viene lui di persona, pieno di allegrezza e giubilo per la vittoria, riempiendo di gioia tutti i suoi sudditi; Allo stesso modo, nostro Signore Gesù Cristo ci invia prima il suo scettro, l’emblema regale, la croce vivificante che ci riempie di gioia e ci rende pronti a incontrare il Re stesso e a render gloria alla sua vittoria. Tutto questo nel bel mezzo della Quaresima confortati da Cristo che ci condurrà fino alla Resurrezione.
Noi a che punto ci troviamo? Ognuno si faccia un attento esame di coscienza di come abbiamo vissuto queste tre settimane incentrate fortemente sulla preghiera, sul digiuno purificatore e sul pentimento. Quanto tempo dedichiamo alla preghiera liturgica e alla preghiera personale in casa se lo confrontiamo al tempo che spendiamo inutilmente davanti alla televisione, ai piaceri della vita e alle preoccupazioni mondane? La lettura e la meditazione del Santo Vangelo e di libri spirituali che posto occupano nella nostra crescita spirituale? Pochi siamo e pochissimi sono coloro che partecipano alle ufficiature quaresimali (questo vale anche per il periodo fuori dalla Grande Quaresima). 
Una Quaresima senza la preghiera liturgica comunitaria in chiesa e senza decisione di voler cambiare vita e aderire totalmente al Vangelo di Cristo, è tempo perso! Non ci gioverà a nulla! Se non troviamo tempo per venire in chiesa a lasciarci contagiare dalla preghiera quaresimale, non troveremo tempo neanche in casa dove ridurremo il nostro pregare a un frettoloso segno di croce dando così a Dio il dovuto: "prima penso ai fatti miei e poi alla fine, se rimane tempo, penso un po’ a Dio. Se togliamo la –d da Dio resta –io, vale a dire egoismo.
Se mi permettessi di chiedervi: “perché non venite in chiesa?” o “cosa fate per quanto riguarda il digiuno?” o ancora  sulla massima distrazione e superficialità nel leggere il calendario ortodosso o nell’attenzione che date ai programmi pastorali sono sicuro che subito mi sentirei dire tante scuse e tante giustificazioni. Chi sta giustificarsi e a scusarsi in continuazione nasconde dentro di se egoismo e superbia. 

Buon proseguimento di cammino quaresimale con preghiera, digiuno e umiltà! Forza e coraggio!
VIDEO

venerdì 5 aprile 2013

La vita cristiana è una continua ascesi...

ἀγωνίζεσθε εἰσελθεῖν διὰ τῆς στενῆς πύλης
"Sforzatevi di entrare per la porta stretta" (Luca 13,24)
La vita cristiana è una continua ascesi; per questo nel mondo Ortodosso si dice che il Cristiano non è tanto colui che va in chiesa per la preghiera domenicale, quanto colui che lotta con sé stesso e con le sue passioni. 
La figura del vero cristiano è l'athletes, il lottatore, l'atleta che lotta per conquistare il premio. Tale premio è la divinizzazione che avviene nel contatto con l'increato vedendo, nello Spirito, Cristo risorto, icona del Padre. Nella sua continua lotta l'uomo si rende conto della sua debolezza e della forza di Dio. 
Si rende conto che i suoi sforzi sono inutili, se non viene sovvenuto dallo Spirito. Con la lotta sperimenta in se stesso la sua malattia, la propria debolezza e si affida completamente nelle mani di Dio. In tal modo non si sente soddisfatto e superiore rispetto agli altri suoi fratelli, ma si pone tra loro come peccatore e bisognoso dell'aiuto di Dio. Ciò spiega la sua umiltà e il fatto di appropiarsi del peccato di tutti gli altri suoi fratelli poiché ne condivide la stessa natura umana decaduta.

Con la sua lotta san Serafim di Sarov si è reso pienamente consapevole della debolezza dell'essere umano e dell'onnipotenza di Dio. Ha potuto sperimentare in se stesso che l'uomo con le sue forza non può fare niente, malgrado i suoi inutili sforzi, senza l'aiuto dello Spirito di Dio, Spirito vivificante.

(Tratto dall'introduzione del libro "San Serafino di Sarov, Vita e miracoli scritto da San Justin Popovic".
 Ed. Appunti di viaggio, Roma)

mercoledì 3 aprile 2013

Alcuni giorni a Roma... (Foto)

Alcuni giorni a Roma....


Basilica di Santa Maria Maggiore. Mosaico dell'abside centrale risalente al 1300


Con gli amici e fratelli nella Fede:Alessandra e Marco nel cortile della Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca
                       

Alessandra, Spyridon e Marco nel cortile della Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca

La Parrocchia di Roma dedicata a san Teodoro di Tiro della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

La Parrocchia di Roma dedicata a san Teodoro di Tiro della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

Con Alessandra e Spyridon presso la Parrocchia di Roma dedicata a san Teodoro di Tiro della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

La Parrocchia di Roma dedicata a san Teodoro di Tiro della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

La Parrocchia di Roma dedicata a san Teodoro di Tiro della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

La Parrocchia di Roma dedicata a san Teodoro di Tiro della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

La Parrocchia di Roma dedicata a san Teodoro di Tiro della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta


Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca

Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca
(Mosaico raffigurante Santa Caterina la grandemartire)

Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca

Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca

Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca
Reliquie di Santa Caterina megalomartire

Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca
(L'Annunciazione)

Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca
(I Santi e gloriosi Imperatori pari agli Apostoli:Costantino ed Elena)

Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca
(Santa Caterina Megalomartire)



Chiesa Ortodossa di Santa Caterina del Patriarcato di Mosca
(San Serafim Sarov)



Reliquie di Sant'Elena imperatrice, madre di San Costantino il grande
*ΤΑΦΟΣ ΚΑΙ ΛΕΙΨΑΝΑ ΤΗΣ ΑΓΙΑΣ ΕΛΕΝΗΣ*
nella Basilica di Santa Maria in AraCoeli, Campidoglio
Reliquie di Sant'Elena imperatrice, madre di San Costantino il grande
*ΤΑΦΟΣ ΚΑΙ ΛΕΙΨΑΝΑ ΤΗΣ ΑΓΙΑΣ ΕΛΕΝΗΣ*
nella Basilica di Santa Maria in AraCoeli, Campidoglio

Icona della Vergine rappresentata come Salus Populi Romani conservata nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli. Salvò la città dalla peste ed è rappresentata non in atteggiamento di deisis (cioè di supplica verso il Figlio) ma di protezione verso la città.
Abbazia Tre Fontane, Prigione di San Paolo