mercoledì 14 settembre 2016

Se non c'è la Croce non c'è nemmeno Cristo (Omelia per l'Esaltazione della Santa Croce)

Se non c'è la Croce non c'è nemmeno Cristo



Nei primi secoli della Cristianità, la festa della Croce era un giorno di grande festa. Non sono poche le testimonianze che ci confermano questo. La più bella è quella di una monaca spagnola, Egeria, la quale, in alcune lettere indirizzate alle sue consorelle, descrive la celebrazione della festa pochi anni dopo il ritrovamento della Croce da parte di Sant'Elena. Ritrovamento che per i Cristiani fu un evento grande e meraviglioso!

Venne ritrovata la Santa Croce: il Legno della Vittoria, la prova della salvezza nella storia del genere umano, nella storia delle cose materiali, tra cui il legno, poiché Cristo ha rinnovato tutte le cose, compresa la materia.

Lì dove tutte le cose erano condannate alla corruzione, Cristo le ha fatte sue, immortali. La Santa Croce è la prima sacra reliquia della nostra salvezza.

Per questo motivo, a quel tempo, moltissima gente si dirigeva a Gerusalemme per vedere il Patriarca innalzare la Croce e benedire l'universo.

All'epoca di Egeria, un pellegrinaggio nei Luoghi Santi della Palestina era un obiettivo che tutti avevano nella vita anche se costava tanto sotto tutti i punti di vista. Richiedeva una grande abnegazione. E, nonostante ciò, migliaia di persone intraprendevano questo viaggio. La Croce univa il mondo. Per questo motivo l'Esaltazione della Santa Croce è stata da sempre chiamata "universale".

La Croce è il segnale che indica quella patria comune che i Cristiani cercano. Segnale ma anche mezzo: Senza la Croce, infatti, non c'è risurrezione. Senza Croce, non c'è Cristo. E nemmeno Cristo esiste se non c'è unità.

Dunque, ogni volta che facciamo il segno della Croce, pensiamo che, con questo semplice movimento, dichiariamo che siamo di Cristo e che apparteniamo alla Sua Chiesa. Confessiamo che non siamo senza un capo ma anzi che il nostro capo è Cristo. Quando, per esempio, abbiamo paura e per istinto ci facciamo la Croce e ci calmiamo è perché Cristo è venuto e noi, a modo nostro, gli abbiamo teso la mano.

Abbiamo confessato: nel nome del Padre, del Figlio e del Santo Spirito. Quale grande dono ci ha fatto la Chiesa donandoci il Segno della Croce! Ci segniamo e, nello stesso tempo, confessiamo la nostra Fede. E senza confessione di Fede, con parole e fatti, la Croce non ha alcun valore. Per questo, fratelli miei, stiamo attenti a come facciamo il segno della Croce. Abbiamo una responsabilità eterna: anticamente i Martiri si facevano il segno della Croce e poi venivano decapitati. Nel fare la Croce non ci vuole superficialità o fretta ma bensì diligenza e attenzione.

Con il segno della Croce, confessiamo che siamo risorti insieme con Cristo. Che la nostra vita non ha morte. Che abbiamo una speranza comune. Che non apparteniamo a questo mondo e che il nostro nome è stato scritto nei cieli: siamo destinati all'immortalità, sia che lo accettiamo o no. Solamente nella Croce di Cristo troviamo una risposta e un senso ai perché sulla sofferenza, sul dolore -agli occhi nostri ingiusto e privo di senso- e sulla morte. Solo chi non ha Cristo cade nella disperazione.

Riflettiamo dunque prima di segnarci, che questo movimento esca dal profondo di noi stessi, per non cadere nell'ipocrisia che gli uomini non vedono ma che Dio vede, Egli che ha sanguinato sulla croce per liberarci.

Non ritorniamo, dunque, alla schiavitù e alla vanità del peccato poiché il segno della Croce si addice solamente agli uomini liberi. Non è possibile essere allo stesso tempo uomini schiavi e uomini di Cristo poiché la Croce è libertà, soprattutto spirituale.

E che tutti noi possiamo avere un po' di quella abnegazione che avevano i pellegrini che andavano in Terra Santa, andando anche noi, pellegrini contemporanei della Santa Croce, nelle nostre parrocchie. Amin.

traduzione dall'originale greco