lunedì 11 marzo 2013

Omelia Domenica del Giudizio e Sabato delle Anime (FOTO & VIDEO)


10 Marzo 2013
Domenica di Carnevale: 3^ del Triodio
(Incomincia il digiuno dalla carne)


“E di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti…”
Oggi la Chiesa festeggia la memoria della seconda Parousia (venuta) gloriosa e tremenda del Signore Risorto. Abbiamo considerato la virtù dell’umiltà contro il fariseismo, cioè auto-gloriarsi e auto-vantarsi della pratica davanti a Dio e disprezzare il prossimo. Domenica scorsa, abbiamo contemplato il mistero della misericordia divina e nello stesso tempo l’invito all’uomo peccatore di ritornare a Dio attraverso la conversione, cioè la metania. Il peccato conseguenza del nostro egoismo e della nostra superbia ci fa nemici di Dio, il pentimento e l’accusa del peccato riversa su di noi la misericordia e il perdono. Il Padre misericordioso è comunque un oceano infinito di amore verso i suoi figli.
Oggi con la parabola del Giudizio, la Chiesa vuole scuotere l’uomo dalla sua pigrizia e dal suo torpore spirituale facendogli capire che Dio è sì misericordioso, ma è anche giusto Giudice e quindi l’uomo, figlio di Dio, non può rimandare all’infinito la sua conversione, la sua confessione di peccatore, perché la morte sopraggiunge come un ladro.
Al pensiero di morire, cosa faccio io? C’è in me la volontà seria di cambiare vita secondo il Vangelo? Come mi presenterò al Giudice? Fino a che sono vivo, ho tempo di convertirmi ma una volta che muoio, non c’è più alcuna speranza di essere posto alla destra tra i salvati!
La vita dono di Dio va vissuta in sintonia con il Vangelo, preparandoci per accogliere la Sorella morte. Ci attende un giudizio e questo giudizio di vita o di condanna è sempre un giudizio salvifico.
Il metro con cui il Signore ci giudicherà è l’amore, l’amore è il compimento di tutta la Legge: “Ama Dio e ama il tuo prossimo”. Qual è lo specifico dell’amore cristiano?, è forse una preoccupazione sociale?, è forse un fare del bene ad anonimi? Niente di tutto questo!
Il Signore Gesù non è un operatore sociale né tantomeno un fondatore di religione ma il Signore Gesù ci ha rivelato sulla croce il grande insegnamento dell’Amore: “Dare la vita per l’altro”.
In questo caso non è una morte di un qualsiasi uomo che si sacrifica per l’altro ma è il sacrificio del Figlio di Dio che da la vita per il mondo intero. Se il Signore Gesù non è un operatore sociale, tantomeno la sua Chiesa non è un’agenzia a sfondo sociale e umanitaria. Allora qual è lo specifico dell’Amore cristiano?
È la possibile impossibilità di vedere il Cristo in ogni uomo di qualsiasi razza e di qualsiasi religione! Capite bene che questo da una svolta sostanziale alla pratica dell’amore. Oggi sentiamo dire che basta fare del bene e poi nient’altro importa. Questo tipo di discorso è fasullo e diabolico. L’Amore cristiano non è occasionale, non è una buona azione, ma è dar da bere, vestire, dar da mangiare, visitare gli ammalati, visitare i carcerati perché in quelle persone c’è Cristo. L’Amore cristiano va aldilà di questo mondo. Il mio prossimo, il mio fratello diventa il criterio inequivocabile, già da questa vita, della mia salvezza o della mia dannazione perché se io dico di amare Dio che non vedo, e poi non amo il mio fratello che vedo, risulto essere un bugiardo, perché l’amore verso Dio passa attraverso il mio prossimo.
Il pensiero della morte, del giudizio, della salvezza o non salvezza ci devono spronare a ravvederci a intraprendere la via dell’autocritica, invece di giudicare e di rivolgere il dito sempre verso l’altro e non verso se stessi.


Qui sotto trovate le foto e i filmati della 

Commemorazione di tutti i Cristiani Ortodossi addormentati dall'inizio del mondo, dei nostri padri e dei nostri fratelli.

nelle nostre comunità di Lecce, Brindisi e Ostuni.

In fondo alla pagina proponiamo una riflessione del presbitero Alexander Schmemann  sul significato della Commemorazione di questo giorno. 

LECCE




 OSTUNI





BRINDISI





Tratto da: Alexander Schmemann
Quaresima: In cammino verso la Pasqua 

TRIODION – PREPARAZIONE ALLA QUARESIMA
4. IL GIUDIZIO FINALE
Domenica di Carnevale

            La domenica successiva è chiamata di “Carnevale”, poiché durante la settimana successiva è prescritto dalla Chiesa un limitato digiuno, l’astensione dalle carni. Questa prescrizione è da intendersi alla luce di ciò che è stato detto a proposito del significato di preparazione. La Chiesa comincia ora ad “adattarci” al grande sforzo che essa aspetta da noi tra una settimana. Essa gradualmente ci porta a conoscere lo sforzo-conoscenza della nostra fragilità, prevedendo la nostra debolezza spirituale. Alla Vigilia di questo giorno (Sabato di Carnevale), la Chiesa ci invita ad un’universale commemorazione di quanti si sono addormentati nella speranza della resurrezione e della vita eterna. Questo è il grande giorno di preghiera per i suoi membri deceduti. Per comprendere la connessione tra la Quaresima e la preghiera per tutti i defunti, bisogna ricordare che la fede Cristiana è la religione dell’amore. Cristo ha lasciato ai suoi discepoli non una dottrina di salvezza individuale, ma un nuovo comandamento, “di amarsi l’un l’altro”, ed aggiunse: “Da questo tutti conosceranno che voi siete miei discepoli se vi amerete reciprocamente”. L’amore dunque è il fondamento, la vera vita della Chiesa che, secondo sant’Ignazio di Antiochia, è “l’unità di fede e d’amore”. Il peccato è sempre assenza di amore e, perciò, separazione, isolamento, guerra di tutti contro tutti. La nuova vita dataci da Cristo e trasmessa a noi dalla Chiesa è, in primo luogo, una vita di riconciliazione, di raccolta nell’unità di quelli che erano dispersi, di ristabilimento dell’amore interrotto dal peccato.
         Ma come possiamo cominciare il ritorno a Dio e la nostra riconciliazione con Lui se in noi stessi non ritorniamo all’unico nuovo comandamento dell’amore? La preghiera per i defunti è un’espressione essenziale della Chiesa in quanto amore. Preghiamo Dio di ricordare coloro che noi ricordiamo e li ricordiamo poiché li amiamo. Pregando per loro, li incontriamo in Cristo, il quale è Amore, e, in quanto tale, vince la morte, che è l’estrema vittoria sulla separazione sulla mancanza d’amore. In Cristo non c’è differenza tra vivi e morti, poiché tutti sono vivi in Lui. Egli è la Vita e la Luce per l’uomo. Amando Cristo, amiamo tutti coloro che sono in Lui; amando quanti sono in Lui, amiamo Cristo. Questa è la legge della Chiesa e l’ovvia ragione per cui essa prega per i morti. È proprio il nostro amore in Cristo che li conserva vivi, poiché li conserva in Cristo e quanto errano coloro che in Occidente o riducono la preghiera per i morti ad una dottrina giuridica di “meriti” e “compensazioni” o semplicemente la respingono in quanto è ritenuta inutile. La grande veglia per i defunti del Sabato di Carnevale è il modello per tutte le altre commemorazioni dei defunti ed è ripetuta nel secondo, terzo e quarto sabato di Quaresima.
         È di nuovo l’amore che costituisce il tema della Domenica di Carnevale. L’Evangelo di questo giorno tratta del giudizio finale (Matteo 25, 31-46). Quando Cristo verrà a giudicarci, quale sarà il criterio del suo giudizio? La parabola risponde: amore, non semplice interesse per una giustizia astratta e per un “povero”anonimo, ma un amore concreto e personale per una persona, per ogni persona umana, che Dio mi fa incontrare nella mia vita. Questa distinzione è importante, poiché oggigiorno sempre più i Cristiani tendono ad identificare l’amore cristiano con interessi politici, economici e sociali; in altre parole essi scivolano dall’unica persona e dal suo unico destino personale verso identità anonime quale “classe”, “razza”, ecc... Con ciò non si può dire che i loro interessi siano sbagliati. È evidente che, nella sfera della loro vita, nelle loro responsabilità come cittadini, nelle loro professioni, i Cristiani sono chiamati a darsi cura, impegnando il meglio delle loro possibilità e della loro intelligenza, per una società giusta, eguale ed in genere più umana. Tutto ciò, certamente, deriva dal Cristianesimo e può essere ispirato dall’amore cristiano. Ma il Cristiano, in quanto tale, è alquanto differente e questa differenza deve essere compresa e mantenuta se la Chiesa vuol preservare la sua unica missione e non diventare una semplice “agenzia sociale”, il che essa non è affatto.
         L’amore cristiano è “l’impossibilità possibile” di vedere Cristo in un altro uomo, chiunque esso sia, che Dio, nel suo eterno e misterioso disegno, ha deciso d’introdurre nella mia vita, sia pur soltanto per pochi momenti, non come occasione per una “buona opera” o per un esercizio di filantropia, ma come inizio di un’eterna associazione in Dio. Infatti, cos’è realmente l’amore se non quel misterioso potere che trascende ciò che è accidentale ed esterno “nell’altro” (la sua figura fisica, il livello sociale, l’origine etnica, la capacità intellettuale) e raggiungere l’anima, l’unica “radice” personale di un essere umano, in realtà la parte di Dio in lui? Se Dio ama ogni uomo, ciò avviene perché egli solo conosce il tesoro inestimabile ed assolutamente unico, “l’anima” o la “persona” che egli ha dato ad ogni uomo. L’amore cristiano è dunque la partecipazione a questa divina conoscenza ed il dono dell’amore divino. Non c’è un amore “impersonale”, poiché esso è la meravigliosa scoperta della “persona” nell’“uomo”, di ciò che è personale e unico in ciò che comune e generale. È la scoperta in ogni uomo di ciò che è “degno di essere amato” in lui, il che deriva da Dio.
         A questo riguardo l’amore cristiano è alle volte l’opposto dell’“attivismo sociale”, con cui qualcuno identifica il Cristianesimo attuale. Per un “attivista sociale” l’oggetto dell’amore non è la “persona”, ma l’uomo, un’unità astratta di una non meno astratta “umanità”. Ma per il Cristianesimo l’uomo è degno di essere amato, poiché egli è una persona. Lì la persona è ridotta ad un uomo, qui l’uomo è visto solo come persona. L’“attivista sociale” non ha interesse per ciò che è personale e facilmente lo sacrifica per il “comune interesse”. Il Cristianesimo può sembrare piuttosto scettico, ed in un certo qual modo lo è, nei confronti di questa astratta umanità, ma commette un peccato mortale contro se stesso ogni volta che tralascia il suo interesse ed amore per la persona. L’attivismo sociale è sempre “futuristico” nel suo accostarsi; esso agisce sempre in nome della giustizia, dell’ordine, della felicità futura per essere compiuto. Il Cristianesimo si cura poco di questa problematica futura, ma pone l’accento su momento attuale, l’unico momento decisivo per l’amore. Questi due atteggiamenti non si escludono reciprocamente, ma non debbono essere confusi. I Cristiani, certamente, hanno delle responsabilità verso “questo mondo” e le debbono adempiere. Questa è l’area dell’“attivismo sociale”, che riguarda esclusivamente “questo mondo”. L’amore cristiano, comunque, tende al di là di “questo mondo”. Esso è un raggio, una manifestazione del Regno di Dio: esso trascende e supera tutte le limitazioni, tutte le “condizioni” di questo mondo, poiché la sua motivazione, come pure i suoi obiettivi e la sua  perfezione, è in Dio. E noi sappiamo che anche in questo mondo, che pure è nel male, le uniche vittorie durature e che trasformano la realtà sono quelle dell’amore. Ricordare all’uomo questo amore personale e la vocazione di riempire il mondo peccatore con questo amore, questa è la missione della Chiesa.
         La parabola del giudizio finale riguarda l’amore cristiano. Non tutti tra noi siamo chiamati a lavorare per l’“umanità”, tuttavia ognuno di noi ha ricevuto il dono e la grazia dell’amore di Cristo. Sappiamo che tutti gli uomini, in definitiva, hanno bisogno di quest’amore personale, il riconoscimento in loro della loro unica anima nella quale la bellezza di tutta la creazione è riflessa in un’unica via. Anche noi sappiamo che ci sono uomini in prigione, in preda alle malattie, ed alla sete ed alla fame, poiché questo amore personale è stato loro negato. Ed infine sappiamo che, per quanto stretto e limitato sia il quadro della nostra esistenza, ognuno di noi è stato reso responsabile da questo vero dono dell’amore di Cristo. E così saremo giudicati se abbiamo accettato o meno questa responsabilità, se abbiamo amato o rifiutato di amare. Poiché “quanto avete fatto per uno dei più piccoli di questi miei fratelli, voi l’avete fatto per me...”.



lunedì 4 marzo 2013

Omelia del nostro parroco nella Domenica del Figlio dissoluto (Triodion)


03 Marzo 2013
Domenica del Figlio dissoluto


Carissimi fedeli,
la Chiesa prendendoci per mano via via ci conduce ad entrare nella primavera dello Spirito, cioè, la grande e santa Quaresima.
Da domenica  scorsa, con il Fariseo e il Pubblicano, abbiamo incominciato un periodo nuovo dell’anno liturgico che chiamiamo Triodion o pre-Quaresima; essa è composta da quattro domeniche preparatorie con tematiche di carattere pedagogico-spirituale e in tutte e quattro le pericopi evangeliche sono presenti i temi spirituali che ci faranno da guida per vivere in Dio il periodo del digiuno.

Oggi, la seconda Domenica chiamata del Figlio dissoluto, al capitolo 15 di Luca, dove troviamo altre tre parabole, racchiuse tutte da un unico titolo: la Divina Misericordia.

Il messaggio o meglio l’invito pressante che la Chiesa ci offre è fare nostra questa parola del Vangelo, cogliendo l’opportunità di ritornare a Dio con il cuore contrito e convertire tutta la nostra vita al Vangelo: (metania), conversione, pentimento.

In questa parabola possiamo intravedere un unico filo conduttore che è il mistero della conversione, il perdono senza limiti del Padre che presuppone il pentimento, da cui scaturisce la Resurrezione di un figlio perso e ritrovato.

Se seguiamo il metodo dei Padri: leggere la Scrittura con la Scrittura stessa, allora in questo caso il figlio dissoluto è Adamo, cioè tutti noi, il Padre è Dio, che tramite il sacrificio dell’agnello sgozzato (il suo Figlio Unigenito) dona la Resurrezione e il perdono a tutti noi, morti a causa del peccato.
(Il Battesimo ci rende partecipi di questo e c’è un secondo battesimo che è la confessione dei peccati. L’allontanamento prolungato dalla Santa Confessione e Comunione provocano una pnevmatikì nekrosi, una morte spirituale).

Un’altra lettura di questo brano può essere la storia di ciascuno di noi: illudendoci di vivere lontani da Dio, ci esiliamo dalla casa del Padre perdendoci, cadendo nella dissolutezza e nel fallimento esistenziale.

Se alla parola Dio togliamo la prima lettera, rimane –IO, l’egoismo e la superbia sono le radici di ogni peccato. Solo il pentimento genera il ritorno a Dio confessando i peccati e sperimentando il perdono, la misericordia di Dio che è un oceano sconfinato dove i peccati, previo pentimento, si dissolvono.

Passiamo ora ad un tema che per l’Occidente è stato un tabù e che non tanto è affrontato poiché la stragrande maggioranza, avendo come Vangelo la televisione, i giornali, e le provocazioni del mondo odierno, pensa – forse anche in buona fede- in modo del tutto contrario a quello che il Vangelo di Cristo ci dice e che per ogni Cristiano deve essere la norma assoluta della vita.

Il tema è la sessualità. Oggi l’epistola di Paolo apostolo ci dà la possibilità di affrontare questo tema. La risposta di Paolo al problema inizia con una cosa curiosa ma non inspiegabile ovvero: il fare del proprio ventre un idolo, cioè la passione ricercata del mangiare con mania e non con metro, è la causa degli impulsi disordinati della carne. Da qui nasce la passione della lussuria, della fornicazione, della prostituzione che dai Padri e anche dall’Apostolo, non è intesa solamente in un rapporto con una prostituta ma anche in ogni genere di uso degli organi genitali spinti dall’istinto al di fuori dello scopo e della volontà di Dio che è la creazione della famiglia (il sacramento del matrimonio).

Dice san Nicodemo l’Aghiorita: “Il corpo del cristiano è stato plasmato non per cadere attraverso il cibo nella lussuria, ma è stato plasmato per unirsi con il Signore che è il suo capo, la sua testa”.

Il digiuno, elemento caratterizzante l’ascetica ortodossa ha precisamente questo scopo: di tenere a freno il corpo, e di rifuggire dalla idolatria del ventre così da non sottomettersi alle passioni della carne le quali come principale causa hanno la bella e dolce vita.

Quanti di noi non vedono il proprio corpo come organo di piacere? Che cosa risponderemo noi ai temi dei rapporti sessuali fuori dal matrimonio tra adolescenti, tra adulti, tra omosessuali, all’autoerotismo, all’uso del preservativo? Di fronte a questi temi sono sicuro che la logica prevalente è la logica mondana, ma non la logica del Vangelo. Forse il Signore Gesù ci ha detto cose che sono impraticabili? Forse il Vangelo è fuori moda? No, carissimi, il problema è il nostro egoismo, e la nostra superbia!

La risposta ce la da san Paolo: il corpo è stato creato da Dio, non per la dissolutezza ma insieme con l’anima è destinato alla divinizzazione. Ecco perché tutti i peccati carnali fanno uscire fuori strada dallo scopo di eternità.

Ancora, i nostri corpi con il Battesimo diventano membra di Cristo: Io non appartengo più a me stesso, ma tutto quello che il mio corpo usa, lo fa usando le membra di Cristo stesso. Lo abbiamo sentito da san Paolo: “Se io mi unisco con una prostituta, formo con lei un corpo solo”. C’è qualcosa di più abominevole e terribile di questo? Posso fare delle membra di Cristo, membra di una prostituta? Intendiamoci bene, la Chiesa condanna il peccato in sé, ma usa misericordia verso il peccatore. Sia ben chiaro che tutto il disordine sessuale è peccato mortale perché non infetta soltanto il corpo ma anche l’anima e tutto questo provoca un suicidio spirituale.

Carissimi,
forse è incomprensibile o meglio è da pazzi per Cristo ragionare in questo modo ma soltanto se uno vive la sua vita in Cristo e si sforza nel combattimento spirituale all’interno della Chiesa, non da solo ma facendo obbedienza al proprio padre spirituale, capirà che vivere in Cristo significa preghiera, esercizio, combattimento, continenza, digiuno e attraverso questi mezzi possiamo capire lo scopo della nostra vita cioè la santificazione del nostro corpo e della nostra anima.




P. Arsenios





domenica 3 marzo 2013

"La forza della Chiesa proviene dalla grazia dello Spirito Santo" Intervista a S.S. il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I sul periodico 30 giorni (3 - 2001).


Intervista
a S.S. il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I
PATRIARCA ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI

A GIANNI VALENTE DEL PERIODICO 30 GIORNI

Santità, sono passati 950 anni dallo scisma del 1054, che i libri di storia presentano come il momento di frattura tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Dopo tanto tempo, e alla luce degli sviluppi successivi e della situazione presente, quale giudizio storico e teologico si può dare su quell’episodio?

R: Infatti, si tratta di un episodio, cioè di un fatto che in se stesso ha piccola importanza, non perchè lo scisma non fosse causa di conseguenze pesantissime, ma perchè l’episodio della manifestazione ufficiale dello scisma non è essenziale per la storia e la teologia. L’essenziale, per esse, è la mentalità e lo spirito che ha dominato in Occidente e che come tali pian piano hanno tirato così tanto la corda, che teneva collegati ecclesiasticamente l’Occidente e l’Oriente, in modo che alla fine questa è tagliata.

La manifestazione ufficiale dello scisma, se non avesse avuto luogo nel 1054, nelle condizioni in cui avvenne, avrebbe avuto senz’altro luogo più tardi sotto altre condizioni, perchè si era infiltrato nell’Occidente un altro spirito, diverso da quello che si convervava nell’Oriente. 
Per chi conosce, dunque, le leggi spirituali, lo scisma è stato conseguenza inevitabile di uno sviluppo, di cui l’inizio deve essere cercato nelle prime manifestazioni del pensiero mondano nella Chiesa. Dal momento che questo pensiero non è stato subito gettato come anticristiano, era inevitabile che provenisce da esso uno spirito diverso dallo spirito della primitiva Chiesa unita, arrivando così allo scisma.
Nell’anno 1054 sono semplicemente emerse ufficialmente più forti alcune dalle preesistenti, ma evidentemente già gonfiate e visibili, deviazioni, attestanti che le Chiese d’Oriente e dell’Occidente non erano d’accordo in molte cose sostanziali, di cui alcune erano di natura dogmatica, come il filioque e il primato papale di giurisdizione universale, mentre altre erano di natura canonica, come il celibato dei sacerdoti.
Di tutte queste discordie, quella che può essere compresa più facilmente, è il perchè e come la Chiesa Occidentale ha basato la sua speranza nella sua forza mondana. Forse il fatto che quasi tutte le società moderne occidentali basano la loro speranza sull’uomo e sulle sue conquiste, sulla ricchezza, sulla scienza, sulla potenza militare, sulla tecnologia e simili, ostacola la comprensione dell’uomo ortodosso, il quale, senza sottovalutare o rigettare completamente tutto ciò, sostiene la sua speranza principalmente in Dio. 
La Chiesa deve appoggiare la sua forza nella sua debolezza umana, nella follia della Croce (scandalo per i Giudei, stoltezza per i Greci) e la sua speranza nella Resurrezione di Cristo. Priva di ogni potere mondano, perseguitata e quodianamente messa a morte, fa sorgere Santi, che hanno la Grazia di Dio in vasi di argilla, che vivono dentro la Luce Taborica e vengono condotti da Dio al martirio e al sacrificio, non all’instaurazione violenta nel mondo di un sedicente Stato di Dio. I suoi Santi non sono semplicemente lavoratori sociali o filantropi o taumaturghi. Portano in comunione la persona umana con la persona di Cristo, conducono alla divinità increata l’uomo creato, portano ad esso non un semplice miglioramento o perfezionamento morale, ma un’alterazione ontologica della natura dell’uomo. Perciò la speranza della Chiesa Ortodossa non si trova in questo mondo.




Storici cattolici fanno notare che già lungo il primo millennio si erano verificate tensioni tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente, soprattutto riguardo al ruolo del Papa. Quindi non bisognerebbe descrivere il primo millennio come una specie di età dell’oro. Condivide questa valutazione?
R: Il mondo, in cui vive la Chiesa nella sua presenza storica, è una palestra e non un luogo di riposo. Durante il primo millennio la Chiesa ha affrontato centinaia di eresie e deviazioni o gruppi di fedeli in molteplici cadute. Dunque, nessuno, che conosce la situazione può definire il primo millennio della Chiesa come la sua epoca d’oro, neanche le relazioni tra le Chiese Orientale e Occidentale durante il primo millennio sono state senza nuvole. 
Malgrado ciò, durante il primo millennio, tra le Chiese Orientale e Occidentale si conservava il collegamento della pace e l’unità della fede, almeno nelle questioni basilari, perchè erano cominciate a manifestarsi presto deviazioni non ancora considerate inguaribili. Il dialogo era attivo, il senso dell’unità e la comunione convalidata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, cioè nei sacramenti, si conservava, mentre si poneva ogni sforzo affinchè sparissero le deviazioni.
Purtroppo questi sforzi non hanno avuto successo e alla fine è prevalso il movimento contrario, cioè quello del gonfiamento delle differenze e dello scisma, come abbiamo detto sopra. Di conseguenza, il primo millennio da una parte non era un’epoca d’oro per le relazioni tra Oriente e Occidente, ma era, però, un’epoca di comunione spirituale e questo è molto importante.




Secondo il Cardinale Kasper le scomuniche reciproche tra il Patriarca Cerulario e il legato papale Umberto da Silvacandida non furono uno scisma tra due Chiese, ma una scomunica ‘’tra due vecchi e testardi uomini di Chiesa, i quali entrambi commisero errori e le cui azioni ebbero conseguenze al di là delle polemiche dei propri tempi’’. Condivide questo giudizio?
R: Non esattamente. Abbiamo spiegato già che gli anatemi del 1054 erano un episodio di piccola importanza in se stesso, però erano il risultato di una lunga elaborazione, la rottura di una infiammazione purulenta durata a lungo. Le loro persone ed i loro caratteri hanno svolto, sicuramente, il loro ruolo, ma essi non hanno determinato il corso della Storia Ecclesiastica. Le forze che hanno determinato questo corso erano più profonde, più generiche, più spirituali e più drastiche. Riguardano interi popoli e mentalità, non persone isolate, anche se possiedono un grande posto nella gerarchia sociale o ecclesiastica, e in ogni modo non le loro reazioni incomparabili e impreviste.
Se i Cristiani dell’Oriente e dell’Occidente non fossero stati già lontani spiritualmente tra di loro, le azioni dei soprannominati Cerulario e Umberto sarebbero state revocate dai loro immediati successori. Il fatto che sono rimaste in vigore per un millennio testimonia che il dominante spirito collegiale ha approvato lo scisma come manifestazione dell’esistente diversificazione spirituale.
D’altronde, questo sentimento della diversificazione spirituale tra Oriente e Occidente o, in altre parole, tra mondo Romano-Cattolico e Protestante da una parte (visto che questi due si sentono in una più profonda parentela tra di loro malgrado le loro discordie) e quello Ortodosso dall’altra, è confessata ed è proclamata anche dai più grandi intellettuali dell’epoca moderna.




Il teologo domenicano Yves Congar notava che anche dopo il 1054 e fino al Concilio di Firenze del 1439 i fatti di comunione erano così tanti che non si poteva parlare di una rottura totale. Cosa rese nei secoli successivi ‘’provvisoriamente definitiva’’ la separazione?
R: Una rottura spirituale che si estende su milioni di fedeli e su interi continenti, non si effettua da un istante all’altro, e neanche uniformemente. La malattia e la distruzione che proviene da essa non attacca nello stesso tempo tutte le cellule. E’ perciò ben compresibile che si sono conservati localmente ed epocalmente degli elementi di comunione. Ma questo non cambia la situazione generale, che si è sviluppata purtroppo dal male al peggio.
Nel 1204 fu saccheggiata in modo inumano e barbaro Costantinopoli, come se fosse una città di infedeli e non della stessa fede cristiana. Fu insediata in essa e in molte altre città una Gerarchia ecclesiastica latina, come se quella ortodossa non fosse cristiana. Fu proclamato che al di fuori della Chiesa Papale non esiste salvezza, cosa che significava che la Chiesa Ortodossa non salva. Fu manifestato e adoperato sistematicamente un copioso sforzo di latinizzazione di matrice franca della Chiesa Ortodossa Orientale.
Questo duro comportamento ha ampliato l’abisso psicologico tra Oriente e Occidente con il risultato di arrivare alla situazione attuale, nella quale molte delle Chiese Ortodosse coralmente o nella loro maggioranza contestano la sincerità delle intenzioni unionistiche della Chiesa Romano-Cattolica nei confronti di quella Ortodossa e diffidano davanti alla speranza di raggiungere un risultato unionistico dai dialoghi. Considerano questo tentativo come un metodo per inghiottire e sottomettere gli Ortodossi al Papa. 
Noi personalmente crediamo sempre utile il dialogo ed aspettiamo da esso frutti, anche se maturano lentamente. Oltre agli sforzi umani di buona volontà, contiamo sull’illuminazione dello Spirito Santo, sulla Grazia Divina, che sempre guarisce le malattie e sostituisce le cose mancanti.




Umberto di Silvacandida era un rappresentante degli innovatori che nella Chiesa d’Occidente diedero inizio alla riforma gregoriana. Perchè quel movimento ha comportato un allontanamento e una frattura della Chiesa d’Occidente dalla Chiesa d’Oriente?
R: La riforma gregoriana ha provocato reazioni nella Chiesa Ortodossa e nel suo gregge a causa dello spirito da cui scaturiva il modo della sua imposizione (spirito di autorità, di potere e di azioni unilaterali che rovesciavano tradizioni). Le reazioni erano contro il dominio spirituale, contro la schiavitù spirituale, contro l’autorità spirituale. Potremmo dire, senza accuratezza nel parlare, che le reazioni derivavano dal senso della libertà della persona, che è familiare nella civiltà ortodossa orientale.




A partire dalla riforma gregoriana, lo sviluppo storico del potere papale agli occhi degli Ortodossi si allontana dal mandato affidato da Cristo stesso a Pietro e agli altri Apostoli. Quali sono a Suo giudizio gli elementi più vistosi e sostanziali di questo processo?
R: Da quanto abbiamo detto si deduce, crediamo, che lo spirito di Cristo, espresso nella Sua parola ‘’non sono venuto per essere servito, ma per servire’’ e soprattutto nel ‘’dare la Sua anima come riscatto per i molti’’, che deve ispirare anche i Suoi Apostoli, non viene espresso, secondo la percezione ortodossa, da un potere centrale ecclesiastico.
Secondo la percezione ortodossa, invece, è sbagliata la teoria di potestà di Pietro sugli Apostoli, perchè Pietro era da un parte Corifeo, ma dall’altra uno degli Apostoli, ugualmente Apostolo, come tutti gli altri. La superiorità di Pietro nei confronti degli altri Apostoli viene messa in evidenza per giustificare un primato di potestà. 
Oltre ciò, gli Ortodossi diffidano giustamente anche verso tutte le altre preteste papali, come l’infallibilità ed i nuovi dogmi papali, perchè, in queste preteste, vedono una deviazione dalla fede primitiva, dall’ecclesiologia della Chiesa primitiva.




Ma gli effetti negativi dello scisma non ci furono solo per la Chiesa d’Occidente. Gli studiosi cattolici sottolineano che dopo la separazione aumentò la fragilità delle Chiese d’Oriente e la loro strutturale sottomissione ai poteri civili. C’è qualcosa che condivide in questo giudizio?
R: No, non convidiamo questa opinione. Le Chiese Ortodosse dell’Oriente non hanno mai cercato il potere mondano e non hanno mai sostenuto la loro esistenza e vita in esso. Ricordano sempre ciò che Dio ha detto a Paolo: ‘’Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’’ (2 Cor 12,9). Ricordano, inoltre, ciò che Cristo ha detto a Pilato: non ha chiesto l’aiuto di dodici eserciti di angeli per essere strappato dalle sue mani.
Per di più, malgrado gli sforzi che qualche volta vengono posti per far entrare le Chiese nell’organismo statale, come anche la manifestata qualche volta tendenza di percezioni nazionalistiche, le Chiese Ortodosse hanno denunciato l’etnofiletismo come eresia ed hanno conservato il senso della loro unità spirituale, malgrado l’autocefalia amministrativa che esiste in molte di esse.




Dopo secoli di reciproca estraneità, Paolo VI e Atenagora, alla fine del Concilio Vaticano II, con la dichiarazione comune del dicembre 1965 vollero ‘’cancellare dalla memoria della Chiesa’’ le scomuniche del 1054. Come ricorda quel gesto e quei momenti?
R: Era un eccezionale commovente momento, che ha rianimato le speranze per un progresso verso l’unità. Purtroppo queste speranze non si sono realizzate fin oggi, malgrado le possibilità di poterle realizzare, ma noi non abbiamo cessato di sperare, anche se come abbiamo detto sopra, conosciamo le difficoltà. Tramite una nostra lettera indirizzata in questi giorni a Sua Santità il Papa Giovanni Paolo abbiamo salutato l’anniversario dell’incontro a Gerusalemme dei nostri predecessori il Patriarca Atenegora e il Papa Paolo VI come un grande evento storico.




Atenagora definì quell’atto ‘’caparra di avvenimenti futuri’’. In quel momento, molti ebbero l’impressione che quella Cattolica e quella Ortodossa tornassero a riconoscersi come un’unica Chiesa, fin nella comunione sacramentale. A paragone di quella fase, come le appaiono gli ultimi decenni di dialogo ecumenico?
R: Molto poveri in risultati spettacolari, ma positivi nella profonda operazione interna delle coscienze. Siamo distanti dall’epoca di Atenagora, perchè siamo distanti dal suo spirito fulmineo e visionario. Purtroppo i fatti testimoniano che il passato determina in molte cose il futuro, in modo uguale come il proiettile che esce dalla canna del fucile segue inevitabilmente il suo predeterminato cammino. Abbiamo bisogno di tanti sforzi e di più profonda conversione, per rovesciare il cammino del mondo ed, in merito, il cammino dello scisma.




Desidererei terminare con alcune domande sul mondo presente. Davanti alle guerre, agli attentati, al continuo dolore che avvolge il mondo, con che occhi guarda tutto questo la fede ortodossa? Con quali criteri giudica gli avvenimenti?
R: La Chiesa Ortodossa vede il male dei nostri tempi come manifestazione del male generale. Naturalmente condanna con abominazione gli atti terroristici ovunque essi provengono e prega per la pace del mondo. Ma l’eliminazione definitiva di queste terribili ferite dell’umanità avverrà soltanto se amiamo il vero Dio e compiamo la Sua volontà.




Alcuni continuano a parlare di scontro di civiltà e a demonizzare l’Islam. La vostra millenaria convivenza con genti di religione musulmana cosa vi insegna? 
R: La demonizzazione può colpire ogni uomo, indipendentamente dalla religione a cui appartiene. Il Vangelo stesso dice che viene l’ora durante la quale chi uccide i fedeli crederà di offrire culto a Dio. Abbiamo esempi noti dalla storia di cristiani indemoniati, che hanno compiuto terribili crimini nel nome di Cristo. Di conseguenza non è l’Islam per se stesso quello che deve essere demonizzato, ma le sue interpretazioni fanatiche, come succede esattamente anche con tante fanatiche opinioni di alcuni cristiani o di seguaci di altre religioni.
Per quanto riguarda le civiltà, esse nelle società aperte, come quelle del mondo moderno, si trovano in continuo dialogo tra di loro ed esercitano pressioni equilibranti. I conflitti non sono inevitabili, quando gli uomini sono aperti al dialogo culturale. Soltanto uomini che rifiutano il dialogo o hanno paura di esso usano il conflitto per imporre aspetti religiosi o culturali. Il Corano stesso, che invocano i fanatici, proclama che la religione non si impone.




Anche la Turchia, dove governa un partiro islamico moderato, è stata colpita dal terrorismo, dopo che tanti in Europa, anche tra gli ecclesiastici, si erano opposti alla sua ammissione all’Unione Europea. Come giudica questi fatti?
R: Crediamo che conviene sia in Turchia che in Europa la prospettiva europea della Turchia, come ripetutamente, dall’altra parte, abbiamo dichiarato. Sicuramente bisognerà che la Turchia accetti l’acquisizione europea riguardo i diritti umani, la libertà religiosa ed altre libertà, le leggi comunitarie per l’ambiente, il commercio ecc. ed è lieto il fatto che verso questa direzione, si sono compiuti importanti passi. Naturalmente devono avvenire molti cambiamenti legislativi, amministrativi e sociali, alcuni dei quali hanno cominciato già, mentre altri seguiranno.
Questo è anche la risposta verso quelli che contraddicono l’entrata della Turchia. Visto che la sua entrata non è automatica, ma controllata, si realizzerà soltanto quando saranno compiuti i presupposti che ha stabilito l’Unione Europea. Ma se questi saranno compiuti non è motivo sufficiente per l’Europa tollerante e laica, che ha nel suo seno milioni di musulmani, essere ostacolata la sua entrata a causa della sua diversità religiosa dalla maggioranza dei cristiani nella loro base stati europei.




Lei nei prossimi mesi verrà a Roma. Incontrerà il Papa? E cosa gli dirà?
R: Fervidi auguri per la sua salute, l’espressione del nostro amore e della nostra preghiera per la maturazione a tempo opportuno dei presupposti dell’unione delle Chiese di Dio.


 Articolo ripreso dal sito della nostra Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta: www.ortodossia.it

(vd. 30Giorni - Anno XXI - N° 1 - 2004 - pp. 10-19)

venerdì 1 marzo 2013

Programmi Pastorali Marzo 2013 (Brindisi e Lecce)


PROGRAMMA PASTORALE MARZO 2013
·         Dal 25 Febbraio al 02 Marzo è la prima settimana del Triodion e la Chiesa ci dispensa dal digiuno anche il Mercoledì e Venerdì;

·         28/02:ore 19.30: Prove di canto;

·         01/03:ore 07.30 Όρθρος/Mattutino/Utrenia, Ore e Μικρός Αγιασμός per l’inizio del mese!
Buon Mese a tutti! Καλό μήνα!
·         02/03:ore 18.30 Εσπερινός/Vespro/Vecernia;

·         03/03:Domenica del Figlio dissoluto/ του ασώτου/a Fiului Risipitor
            ore 08.30 Όρθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia;

·         08/03:ore 18.30 Εσπερινός/Vespro/Vecernia;
·          
·         09/03:Sabato delle Anime e I Santi 40/ Ψυχοσάββατο- Οι Άγιοι Σαράντα /Sf. 40 de Mc. din Sevastia (Pomenirea mortilor)
           Ore 8.00 Όρθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia(?) e Trisaghion per i Defunti
**Se c’è la volontà in tarda mattinata si può andare al cimitero con kolliva e leggere il Trisaghion sulla Tomba Greca**
ore 18.30 Εσπερινός/Vespro/Vecernia;
Domani è la Domenica di Carnevale! ***Oggi è l’ultimo giorno in cui mangiamo la carne!***
La Settimana dall’11/03 al 17/03 si può mangiare di tutto anche Mercoledì e Venerdì tranne la carne!

·         10/03 ore 19.30 Catechesi Ortodossa

·         17/03:Domenica dei Latticini/ τῆς Τυροφάγου/ Duminica Lasatului sec de branza
          08.30 Όρθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia

·         18/03: Lunedì Puro/Καθαρά Δευτέρα/Inceputul Postului Mare
INIZIO DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA

·         23/03:Miracolo delle Kolive-I Santi Teodori/Θαύμα Κολλύβων/Sambata Sf. Teodor - Pomenirea mortilor
Ore 10.00 Divina Liturgia sulla tomba di San Teodoro nella Cattedrale di Brindisi
ore 18.30 Εσπερινός/Vespro/Vecernia;

·         25/03: Annunciazione/ Ο Ευαγγελισμός/ Blagovestenia
Festa Nazionale Greca
ore 08.30 Όρθρος/Mattutino/Utrenia e Divina Liturgia;


 L'uomo che si priva della preghiera è simile a colui che si recide con un coltello i tendini e i nervi dei propri arti. Cade a terra, incapace di fare il minimo movimento. Così è l'anima di colui che non prega: atrofizzata, paralizzata.
SAN GIOVANNI CRISOSTOMO-



PROGRAMMA PASTORALE MARZO 2013
·         07/03: ore 16.30 Slujba;

·         10/03:Κυριακή της Απόκρεω/Domenica di Carnevale/Duminica Lasatului sec de carne
Ore 10.00 Divina Liturgia e Kolliva e Trisaghion per tutti i defunti/Pomenirea mortilor

·         14/03: ore 16.30 Εσπερινός/Vespro/Vecernia;

·         18/03: Lunedì Puro/Καθαρά Δευτέρα/Inceputul Postului Mare
Oggi iniziamo con l’aiuto di Dio la Grande e Santa Quaresima. Buon combattimento e buona conversione di vita al Vangelo di Gesù Cristo con la preghiera e il digiuno!

·         24/03:Domenica dell’Ortodossia/ της Ορθοδοξίας/ Duminica a Ortodoxiei
Ore 10.00 Divina Liturgia
Annunciazione/ Ο Ευαγγελισμός/ Blagovestenia
Ore 17.00 Εσπερινός/Vespro/Vecernia;

·         28/03 ore 17.00 Slujba;




Intervista al monaco aghiorita Kosmas:In brevis sulla divisione e unione delle Chiese


    Intervista al monaco aghiorita Kosmas

In brevis sulla divisione e unione delle Chiese

Il monaco aghiorita Kosmas (1952/2010)
Eterna la sua memoria!



D. A chi appartiene la responsabilità per la divisione delle Chiese? Come è possibile l'unione?



 R. Molto spesso si ascolta dai Cattolici e dai massmedia che gli ortodossi sono “chiusi e fanatici” mentre, cosa ancor più grave, appare il Papa come pioniere dell’unione delle due Chiese! Il mondo cattolico parla di unione ma non spiega ne come sia possibile arrivare a ciò, ne che la Chiesa cattolica è l’unica responsabile della divisione tra le due Chiese. PERCHE’ LA CHIESA CATTOLICA E’ L’UNICA RESPONSABILE DELLA DIVISIONE TRA LE DUE CHIESE CHE FINO AL 1054 ERANO UNITE NELL’INDIVISA CHIESA.


D. Perché il papato ha rotto la tradizione dell’indivisa chiesa? Quali sono i motivi?


1. L’INFALLIBILTA’ PAPALE: I Concili Ecumenici della Chiesa Indivisa non riconoscevano un centro infallibile, ma un sistema sinodale dei vescovi che spesso condannava Papi e Patriarchi perché eretici! Il primo sinodo degli Apostoli non mostrò nessun Papa o Patriarca infallibile ma la vera PIETRA era il CRISTO e la CONFESSIONE VERA DI CRISTO!




2. LA ERESIA DEL FILIOQUE: Il XV° capitolo del Vangelo di san Giovanni ed il simbolo di Fede  dell’indivisa Chiesa (cioè il Credo), dicevano che lo Spirito Santo procede solo dal Padre. La chiesa Franco-Latina, senza concili ecumenici, da sola, unilateralmente, ha aggiunto il Filioque nel Credo (i Cattolici dicono: Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio).




3. LA DIVINA GRAZIA: Per i Santi Padri essa è Increata, mentre per i Franco-Latini è creata.




4.  L’OSTIA: Cristo diede ai Discepoli nell’Ultima Cena “Il pane e vino” come da sempre secondo la tradizione apostolica continua a fare la Chiesa Ortodossa durante la Divina Liturgia. La chiesa Franca e Latina ha introdotto l’uso dell’Ostia che non è tradizione apostolica.




5. IL BATTESIMO per aspersione: L’indivisa Chiesa battezzava, come Cristo nel Giordano, per Immersione cosa che continua a fare la Chiesa Ortodossa, mentre la


Chiesa Franco-Latina ha introdotto l’aspersione.




6. L’UNIATISMO (Ucraina e Albanesi di Lungro, Piana degli Albanesi e Grottafferata): I cattolici di rito Bizantino sono cattolici travestiti da ortodossi, che si professano tali, cioè ortodossi, ad un popolo ignorante in materia, e ciò che ancora più grave fanno anche proselitismo tra i veri ortodossi trapiantati in Occidente creando solo enorme confusione. QUESTO E’ PURO INGANNO! Si potrebbero citare ancora mole differenze ma quelle sovraesposte sono le fondamentali.




D. Come è quindi possibile l’unione?


R.: Si potrà parlare di unione solo quando il Papa e la Chiesa cattolica abbandoneranno le nuove dottrine che hanno introdotto dividendo l’indivisa Chiesa. L’ UNIONE E’ POSSIBILE SOLO NELLA VERITA’, cioè nella tradizione apostolica dell’Indivisa Chiesa. Se la Chiesa Cattolica non affronta questa dura realtà e riconosce i SUOI SBAGLI TEOLOGICI non può arrivare all’unione ma fare solo SPETTACOLO!


    Tra cattolici e ortodossi non è possibile la celebrazione comune della Divina Liturgia perché così verrebbero legalizzati dalla Chiesa Ortodossa gli errori teologici della chiesa cattolica. La celebrazione liturgica comune potrà esserci solo quando la FEDE SARA’ COMUNE per un RITORNO della chiesa Cattolica alla VERA FEDE ed alle VERITA’ APOSTOLICHE.


     Senza guarire le cause della divisione, la Chiesa Cattolica fa solo spettacolo e farisiaco ecumenismo! Solo rifiutandosi di celebrare insieme la Chiesa Ortodossa potrà far capire alla Chiesa Cattolica la su responsabilità per la divisione


     Intanto, come fa da sempre, la Chiesa Ortodossa continua pregare, da sola, durante ogni celebrazione della Divina Liturgia per l’unione dei cristiani. Pertanto, poiché la responsabilità della chiesa cattolica per la divisione e la riunificazione delle due Chiese è grandissima, aspettiamo FATTI e non PAROLE!


     Noi ortodossi, non siamo quindi Cristiani “chiusi e fanatici” ma Cristiani CHE PROCLAMANO AI CATTOLICI, LA VERITA’ NELL’AMORE PER LORO E LI AMIAMO DICENDO LORO LA VERITA’.

domenica 24 febbraio 2013

Omelia nella Domenica del Pubblicano e del Fariseo



24 Febbraio 2013
Omelia nella Domenica del Pubblicano e del Fariseo

Carissimi, la Fede Ortodossa è nulla senza un cambiamento della nostra vita, senza la metania!
Se, infatti, la nostra vita spirituale è incentrata solamente sulle pratiche esteriori e le tradizioni ma non porta a un cambiamento reale, allora, carissimi, non abbiamo guadagnato nulla.

Purtroppo, sono molti coloro che si ritengono dei bravi Cristiani Ortodossi per il semplice fatto che osservano le regole del digiuno, frequentano le funzioni, fanno le loro preghiere. Eppure se non c’è amore, non c’è carità e il perdono verso gli altri, e la nostra vita è piena di gossip e di giudizi, la nostra Fede Cristiana Ortodossa non vale nulla!

Cristo ha condannato i Farisei non perché seguivano la Legge e le tradizioni della Fede giudaica ma perché essi lo facevano gonfi di orgoglio e di arroganza. Senza una metania, una conversione sincera e santità di vita, il loro incontro-scontro con Dio li ha condotti ad un vuoto del cuore.
Dato che la nostra Santa Fede Ortodossa è quella della tradizione e della struttura liturgica, è facile cadere nella trappola di essere niente di meno che un fariseo. Essere rigidi nell’osservanza di una delle pratiche ortodosse può facilmente condurci all’orgoglio e alla superbia.

Se riteniamo di essere migliori degli altri e orgogliosi della nostra devozione, non abbiamo guadagnato proprio nulla. Le pratiche esterne del Cristianesimo Ortodosso senza una sincera umiltà e metania (conversione) conducono lungo la strada della rovina spirituale.

La Chiesa è l’ospedale dell’anima, ma la guarigione può arrivare solamente se c’è l’impegno e lo sforzo da parte nostra. Se il tuo dottore ti prescrive una cura per la tua condizione ma smetti di seguire gli ordini del tuo dottore, allora non guarirai.  La Chiesa ha tutto il necessario per nostra trasformazione spirituale ma la guarigione viene se noi cooperiamo, collaboriamo al processo di guarigione.

Il nostro fine, il nostro obiettivo è la santità (la salute, la guarigione); essa è il risultato diretto dell’esserci sottomessi con tutta l’umiltà ad una vita di conversione. Se faremo così, Cristo ci cambierà. Se al contrario seguiremo solamente i meccanismi della Fede Ortodossa, allora, non saremo migliori di quei Farisei che Cristo ha condannato.

Buon Triodion a tutti!
Padre Arsenios